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[E. Augusti] È da diversi anni ormai che la musica popolare salentina ha trovato un suo posto in quella “corrente principale”, “di tendenza”, che è il cosiddetto mainstream. Ripensata, adattata, declinata, contaminata, spesso costretta a diventare altro da sé, spinta più o meno condivisibilmente, tra sforzi e polemiche, comunque con passione e orgoglio, attraverso canali insoliti in circuiti altrettanto insoliti per un prodotto così legato alla tradizione e alla terra, essa è diventata in poco tempo patrimonio condiviso. Filastrocche, nenie, cantilene sono ormai nelle orecchie e negli occhi di molti. E la magia del Salento si rinnova. Tra Incanti e Tradimenti è un bel progetto, nuovo, fresco, originale, a firma Triace. Le voci di Emanuela Gabrieli, Alessia Tondo, Carla Petrachi, il pianoforte e l’elettronica di Marco Rollo e, qui, le percussioni di Alessandro Monteduro. Giochi di stile e attenzione al dettaglio. Cura degli arrangiamenti, recupero filologico, ma anche sperimentazione e urti che osano e spingono oltre. Le suggestioni della tradizione, il fascino delle storie in bianco e nero, le spigolosità del dialetto salentino ammorbidite dalla voce delle donne. Il ricamo fitto di canoni e contrappunti, i timbri caratterizzati del trio e quell'elettronica d’ispirazione che alleggerisce l'impasto, sempre scandito dalla pulsazione della pizzica.  Questo è “Pinguli Pinguli”, estratto dall’album Incanti e Tradimenti, «consapevoli, benevoli e produttivi “tradimenti” degli “incanti” della tradizione compiuti dai sui autori», una dichiarazione d'amore maturo (S’ard Music 2012).

 
 
Pinguli, pinguli, Giuvacchinu
sciamu ‘lla chiazza
ccattamu buttuni,
nc'ete na vecchia te tre culuri,
unu a me, unu a te,
l'addhru alla fija te lu Rre.
la fija te lu Rre pittule sta facia
ieu ne dissi dammene una
me rispuse pijane tre,
ieu calai e ne pijai quattru
quiddhra me tese nu bellu piattu:
e ne desi una allu cane
cu me sona le campane,
e ne desi una alla muscia
cu mme lliscia e cu mme lluscia
e ne desi una allu caddhru
cu me porta ncaddhru, ncaddhru
me purtau rretu lla porta
e nc'era na beddhra pecura morta
 
(Pingoli, pingoli, Gioacchino,
andiamo al mercato a comprare bottoni,
c'era una vecchia di tre colori,
uno a me, uno a te, l'altro alla figlia del Re.
La figlia del Re stava facendo le pittule
io le dissi dammene una, lei mi disse prendine tre,
con la mano ne presi quattro,
allora lei me ne diede un bel piatto:
e ne diedi una al cane per farmi suonare le campane,
e ne diedi una alla gatta per accarezzarmi,
e ne diedi una al gallo [o cavalloper portarmi piano piano [o in groppa]
mi portò dietro la porta
dove c'era una bella pecora morta)
 - trad. di P. De Nuzzo - 
 

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