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Sapeva che Ursula lo stava guardando. A differenza sua, lei non si nascondeva. Lo aveva osservato, all'inizio divertita, poi concentrata sul movimento delle mani, sulla carnosità delle labbra, sulla fronte sudata di cui riusciva a intuire il profilo percorrendogli le tempie, gli zigomi, il mento. E anche lei sudava, anche lei riusciva a sentire la morbidezza dell'impasto. Lo osservò con venerazione come se stesse ammirando un paesaggio che poteva sminuzzare tra le mani, succhiare, annusare. E così fece. Lei non aveva mai visto nessuno cucinare così; quel rituale le faceva desiderare di mangiarsi il cuoco invece del dolce. Non aveva mai visto nessuno cucinare con tanto amore, un amore solido, liquido, gassoso; un amore che attraversava il cortile e ingigantiva le corolle delle petunie, trasformando il davanzale della finestra in una selva che si faceva strada verso l'inevitabile.

 

Cristina Lopez Barrio, La casa degli amori impossibili (2011)

 

 

[sel. E. Greco]

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