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05 Ago
Locomotive Jazz Festival 2011 Locomotive Jazz Festival 2011

 

[E. Augusti] Anche per quest’anno il Locomotive Jazz Festival corre su rotaia. Percorre il Salento, scorre nelle vene della Sud Est e suona, jazz. Ultima fermata, Sogliano Cavour, piazza Diaz.
Si parte così. Lo spazio intimo per la commemorazione di Matteo Perrone e la sua testimonianza d’amore immortale per la danza e la musica. L’intervento conciliante di Salvatore Vantaggiato (piano) con le divagazioni soft della chitarra di Giuseppe Pica e la partecipazione di Raffaele Casarano al sax. Sono il Free Steps Group, introducono eaccompagnano i passi dei giovani danzatori della Arti Degas di Antonio Orlando.

 

Il tempo delle proiezioni a cura di Chiara Idrusa Scrimieri e il Festival cambia faccia. Uno spazio aperto di promozione. My Favorite Records. Tuk Music, e una rassegna di giovani e meno giovani musicisti, prodotti e in produzione dall’etichetta, presentati al pubblico con una formula accattivante e vincente. Marco Bardoscia firma The Dreamer(My Favorite, 2011). Sul palco c’è lui, Marco, con William Greco (piano), Fabio Accardi (batteria) e Raffaele Casarano (sax). Apertura da Real Book con Stella by Starlight. Il contrabbasso di Bardoscia si fa hard quando lascia il pizzico per l’archetto. Umori rock. Vivace e ricco il pianismo di Greco. Sostiene energico Accardi. S’insinua Casarano. Ninna nanna per la piccola Sara è un sussurro, e ogni armonico sfiora il cielo. È un abbraccio, caldo, che accoglie e protegge. Delizioso lo scambio con Greco e il suo protagonismo, discreto e raffinato, sempre misurato e dinamicamente suggestivo. Prezioso. Qualcosa da dire. E Bardoscia ci riesce sempre. È un fiume in piena e detta un groove che sale. Corre e scorre. Casarano non dà tregua. È tutto in discesa, ripidissima. C’è sintonia e una naturalezza d’interplay che ha tutto il sapore d’un tempo unico, vissuto in quattro. Un live d’eccezione che supera il disco. Chica y nano, la dolcezza di una bimba e la sua buffa tenerezza in un esotismo avvolgente. Ogni brano ha dentro un pezzo d’anima e un cuore da sogno. E il sognatore, The Dreamer, è lui, Bardoscia, e il racconto commovente, profondo e avvolgente del suo contrabbasso. Complici fedeli il tocco elegante di Greco, le spigolature audaci di Casarano e le intense vibrazioni di Accardi. Ricco.

 

È la volta di Simona Severini (La Belle Vie, My Favorite 2011)e delle sue suggestioni vocali alla francese. Ritorna Greco al piano. La Severini è leggera e la sua voce uno strumento complesso e imprevedibile che si arrampica, cangiante e polimorfo, in uno spazio aereo indefinito. Una libertà di vocalizzo e un controllo totale d’effetto che urta con l’asciutta esposizione dei testi dei brani cantati. Sempre ferma nell’intonazione, e il suo racconto è un punto fermo. La Severini ci ruota intorno, in un vortice da capogiro. Culla di suggestioni per la La Belle Vie, e un silenzio che suona. Un attimo ed è un grido che canta. Gioco di chiaro-scuri e il contrasto traccia, ora libero nel vocalizzo ora costretto dal testo, un percorso emozionale forte e caratterizzato. Aggancia e vibra, ipnotica e magnetica, esplorando con folle audacia, delirante sicurezza e languidi ritorni di lucidità ogni antro espressivo. Rigorosamente senza eccessi. Greco la sostiene, mirabilmente, assecondandone il pensiero, e swinga, personale e morbido. Nuova produzione introdotta da Patrizio Romano. È il Bebo Ferra Circle Trio.Bebo Ferra (chitarra), Gianluca Di Ienno (hammond), Maxx Furian (batteria). L’album in presentazione è Specs People (Tuk, 2011). Si parte con Scuro, a firma Ferra. Assolo di netto, scandito e baloccoso, di Furian. Afferra alla schiena e molla improvviso la presa. La chitarra di Ferra verticalizza, acida, ed elettrizza l’aria nello scambio energico con i drums. Stende l’hammond di Di Ienno. Tinte forti che infiammano e divorano. My English Brother. Atmosfere psichedeliche anni settanta.Lo spazio tra l’hard rock e il jazz è labilissimo e folgorante. Si cambia. Sul palco Dino Rubino (Zenzi, Tuk 2011) al pianoforte. Con lui Stefano Bagnoli (batteria) e Paolino Dalla Porta (contrabbasso). Rubino è allusivo, contenuto, intenzionalmente denso. Il pianoforte lo trattiene e fascia. Mistico il brano di chiusura. Passo lento, stanco, trascinato. Scalda la passione e il tema proposto dal registro grave del contrabbasso di Dalla Porta percorre e raggiunge in eco quello medio del piano. Bagnoli segna. Resta lì con Dalla Porta, e il quartetto si completa con Ferra e Paolo Fresu. Va in scena il Paolo Fresu Devil 4tet. Dagli stilemi consolatori alle urla acide. Sordinata o no, comunque effettata, la tromba di Fresu si riconosce. Bello l’interplay con Ferra e Dalla porta. Bagnoli spazzola. Convulse, frammentate e appuntite le linee dell’artista visivo Orodè Deoro che accompagnano ogni esplorazione sonora. Si chiude. Doppio finale con tutti gli artisti. Rubino rinasce alla tromba. È il jazz circus. Trascinante. E a sipario un suggestivo Summertime dal groove esplosivo. Benvenuti al Locomotive 2011.

 

6 agosto 2011. Sono da poco passate le due del mattino. Piazza Diaz è deserta. Solo il viavai degli infaticabili del service. Il Locomotivesi smonta a pezzi, e si raccoglie con cura materna negli scatoloni che ne conserveranno, dolce, il ricordo, fino all’emozione della prossima edizione.

C’è stanchezza, soddisfazione e già un pizzico di nostalgia negli occhi e nel cuore di chi ha partecipato lo spettacolo di Sogliano Cavour (Le). Raffaele Casarano e Alessandro Monteduro sono lì, nel back stage, a regalare l’abbraccio di saluto sincero a chi, con loro, ha vissuto il caleidoscopico viaggio di suoni e colori del Jazz Circus 2011. E il diario di bordo non potrebbe essere più ricco. Bardoscia, Greco, Accardi, i fratelli Casarano, la Severini, Monteduro, Ferra, Di Ienno, Furian, Rubino, Bagnoli, Dalla Porta.

E poi Fresu, le sonorità giunoniche di Dudu Manhenga, e ancora Conte, Nunzi, Benedettini, la Porter, il sax sincero di Partipilo e la tromba carismatica di Boltro. La follia trascinante e irriverente di Mototrabasso a fare da spartiacque. Le sue peregrinazioni fantastiche e fantasiose in loop, a bordo del curioso aggeggio metà motocicletta metà contrabbasso. Imprevedibile e geniale. Un circo. E ancora le commistioni forti del Food Sound Circus, il progetto a firma Don Pasta. Lì con lui ancora Bardoscia, Rollo, Carla e Raffaele Casarano e gli artisti dell'Ècole de Cirque Le Lido, tra acrobazie, giochi e tutti i sapori, gli odori e le voci della cucina salentina. La musica bolle, e lievita uno spettacolo metasensoriale che coinvolge a 360°. L’attesa per il gran finale di venerdì, 5 agosto.

 

Le armonie accoglienti di Zanisi e del Del Vitto Trio che soffrono la formula del “pre-concertone” e non trovano il giusto spazio d’ascolto, sacrificato dalla distrazione frenetica all’accaparramento del posto: pochi minuti e sarà Gino Paoli a conquistare la scena del Locomotive. Il suo “incontro in jazz” rapisce un pubblico variegato, di jazzofili e non. È il senso più autentico dell’incontro. Chiuso in un ghigno, scontroso e schivo, sembra rinascere sul palco. Rea, Bonaccorso, Boltro e Gatto sono accoglienti, e il progetto riscopre così, nel pregio della formazione, un'eleganza naturale e ipnotica che avvolge e sospende. Sono loro a fare la differenza, impreziosendo le spigolosità, dolci e severe, della voce di Paoli. Buio. Quando si riaccendono le luci sono i colori scalmanati dei Mascarimirì e il graffio di Terron Fabio a scuotere piazza Diaz. Cavallo detta il ritmo e scatena la festa. L’energia risveglia gli animi, ancora agganciati, torpidi, ad un’emozione. Quello che resta. L'emozione. E con lei gli amici del jazz, quelli che ritrovi in giro, per concerti, che vivi entusiasta, nelle storie di un viaggio, che ascolti e comprendi, sempre più intensamente, nell’esperienza rigenerante della musica, che senti negli abbracci sinceri di chi condivide la stessa passione e non ha bisogno di tante parole per raccontarsela. L'emozione del jazz. O, semplicemente, la gioia dell'incontro.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Eliana Augusti
  • Luogo: Sogliano Cavour (Lecce)

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