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03 Mag

 

[E. Augusti] «L’interplay non è solo frutto di impegno e conoscenza. L’interplay è magia», appunta Rino Arbore. E se di magia si parla, cade a pennello il suo Sweet Wind, di nuova uscita per la No Flight Records. L’album è una carezza, una sospensione alcolica all’interno della quale si disperdono i suoni della sua chitarra investigatrice e del flicorno grinzoso di Roy Nikolaisen. Ed è proprio la voce di Nikolaisen a contaminare di nord, ora alla tromba, ora al flicorno, un’esplorazione sonora che nasce, intima, più a sud. Camillo Pace (contrabbasso) e Gianlivio Liberti (percussioni) sono, insieme ad Arbore, l’anima pugliese del Rino Arbore Quartet, attivo dal 2008.

Sweet Windgode di un’omogeneità di suono palpabile, che irradia lo spazio di un’istantanea color seppia, la stessa che trovi nel booklet dell’album.

Nove tracce. “New Spring” è un germoglio. La circolarità inversa dei terzinati di Arbore, avvolti alla matrice dei suoi intervalli ampi, diventa un bel lick alla Bernstein. Godibilissimo. Dall’arco al pizzico e viceversa, Pace traccia itinerari sinuosi, scanditi e poi raccolti dal drumming felpato di Liberti. Evapora, denso. “Light On The Bridge” riavvolge, in un turbinio di gesti interrotti e frammenti acid allusivamente davisiani. “Blues 9” è un gemito che collassa nei noises di Nikolaisen. Liberti snocciola, calibratissimo, e prepara le intenzioni blue di Pace. “Photo from Italy” divaga, vintage. Si muove, seguendo l’istinto lirico di un’improvvisazione audace, precipitata in un ambiente equilibrato e raffinato, dove ogni pensiero estemporaneo trova quiete e distende, sempre dinamicamente a suo agio. Diventa un “Place”, da raggiungere in un ternario capriccioso, che dilata e ritorna, nel racconto languido della chitarra di Arbore. Altra inversione di marcia. “Snow Silence” esita, quindi riprende il discorso della track 2. Gli spazi sono rafficati, e resta ben poco di silente. Le arcate lunghe di Pace spingono, accelerando un percorso degenerativo che fa da controcanto all’intimismo diffuso dell’intero album. Comunque calzante e ricco. “Sweet Wind” è una dichiarazione di identità, coerente e ben delineata.  L’avvio alla conclusione con “Bon Ton” spezza e infarcisce la storia di un’irriverenza che farebbe trasalire il buon Della Casa. Quasi bandistico nelle escursioni dinamiche e nei fraseggi, diverte e colora nei dialoghi Arbore-Nikolaisen. Un bel gioco. Chiude “Last Passage”, e Arbore ci mette la firma. Personale e evocativo di quella nuova stagione che ne aveva avviato il viaggio.

 

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