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29 Gen

Sbisà ci racconta il Jazz in Puglia

[E. Augusti] La mia generazione dovrebbe essere particolarmente grata a Ugo Sbisà, perché leggendo la sua Puglia, le età del jazz (ADDA, 2017) può appropriarsi di un pezzo di storia che altrimenti le resterebbe sconosciuto, della memoria privata di pochi eletti che, in un tempo neanche poi tanto lontano, sono stati baciati dalla buona stella del jazz. Una storia che è memoria e racconto, e forse, anche per questo, più preziosa. Una storia resa ancora più viva dalla scrittura, fluida, magnetica, personale e accattivante di Sbisà. 

 

Puglia, le età del jazz non è una storia del jazz; non è un elenco di nomi di musicisti, operatori musicali, discografici; non è una storia locale, dove locale è sinonimo di periferico e marginale; non è una sintesi né un bignamino per neofiti; non è una collezione di “storie minime”; non è un’appendice de L’Italia del Jazz di Mazzoletti. Questo volume, del quale (per chi non l’avesse ancora fatto) consiglio caldamente la lettura, è qualcosa di più: è il diario di un uomo che ha vissuto con intelligenza, umiltà, grande passione e, perché no, anche con un pizzico di fortuna, la musica, e il jazz in particolare; è un “affare” di famiglia che si svolge nel capoluogo barese e nelle sue mille periferie, dal secondo dopoguerra a oggi; è un viaggio in una Puglia liquida, dove una distanza Bari-Muro Leccese non è poi così azzardata da immaginare (e percorrere) più volte in una sera; è un viaggio in cui i compagni d’avventura sono quelli che la condivisione di una passione sceglie per te, in una rete di relazioni e amicizie in cui non conta nient'altro, neanche l’età conta; è un viaggio in una geografia di luoghi conosciuti e sconosciuti, visitati in un tempo imprevisto e imprevedibile dai più grandi nomi del jazz; un viaggio, d’altronde, di cui possiamo oggi ricostruire le tappe grazie all’impegno di intelligenze, sensibilità, intuizioni, sogni, capacità (e competenze) progettuali e manageriali sempre più rare; è un viaggio che rischiara l’opacità di alcune, controverse, storie locali del jazz; è un monito a chi, oggi, ha la presunzione di potersi occupare di musica, di jazz e più in generale di cultura; è, d’altro canto, uno strumento, un vademecum prezioso che Ugo Sbisà dona agli amministratori della nostra Puglia e a tutti i suoi, veri o professi, operatori culturali.

 

Se ne raccomanda fervidamente l'uso. 

 

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