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20 Lug

C.O.D. TRIO - Odd Original songs

Album Album (Silta Records 2011)

 

[E. Augusti] «Call Of a Dove | Cream Of a Dream | Call Of the Doctor | Care Of the Devil». Citazione glam, dal For Those About to Rock (We Salute You), AC/DC (1981). Biagio Coppa (sax), Gabriele Orsi (guitar), Francesco Di Lenge (drums): trent’anni dopo, rilanciano. Nome in codice: C.O.D. trio. Coincidenze. Registrato a  New York esattamente un anno fa, Odd Original Songs (SILTA Records, 2011) è un lavoro d’impatto. L’ascoltatore è avvisato: «Music for the Braves, definitely not for fearful ones! Progetto di musiche originali dove le differenti esperienze ed approcci alla composizione vengono filtrati attraverso un’estetica timbrico-ritmica allo stesso tempo ancestrale e nuova, intrigante e discreta, neurotonica e soporifera…», recita il booklet. C’è davvero poco di soporifero nel lavoro del C.O.D. trio. Non ci sono sconti. Non c’è compromesso. Forte. Deciso. Vero, nessuna dichiarazione di genere, ma uno stile pieno, rocambolesco, raffinato e assolutamente originale. La formazione, insolita, aiuta: se la caratura timbrica dei suoi componenti impreziosisce, il polimorfismo delle linee ritmico-melodiche che riesce a tirar fuori incuriosisce e trascina. Si parte con “C.O.D.” (B. Coppa), brano che presenta l’intero cd: scanzonato, ironico, dinamico. Gli ampi salti dell’irriverente sax di Coppa, imbastiti perfettamente dall’anima rock della chitarra di Orsi, viaggiano, spinti dai drums di Di Lenge camaleontici, limpidi. Personale. La poliritmia di questo come di tutti gli altri brani rende l’intero lavoro fresco e nuovo ad ogni ascolto. Cangiante. Stimolante negli stop. E sorprende non poco la cantabilità del tema, nascosto tra le frange della ricchissima tessitura compositiva. “Browse All”, sempre a firma Coppa, introduce un’atmosfera diversa. Cambiano le forme. Il sax si fa avvolgente, soffice nelle linee. Belli gli effetti. L’incontro tra gli strumenti è vivo. Il dialogo fitto e straordinariamente realistico. Ogni personalità si sdoppia. Si moltiplica l’intensità di ogni singolo intervento. Il risultato finale è sorprendentemente piacevole. “Accoddo”(Di Lenge) viaggia a un’altra velocità. Tutto è previsto, nei minimi dettagli. Un meccanismo delicatissimo, di alta precisione. Notevole nella calibratura delle presenze, misurate, in perfetto equilibrio dinamico. Curatissima l’estetica timbrico-melodica, mai banale. Nulla è lasciato al caso. Prismatica la chitarra di Orsi, ancora di più in “Ottavo Piano” (Orsi), dove la fa da protagonista. Il brano è il più denso dell’album. Le linee sciolte di Orsi sono da vertigine: si assecondano naturalmente, accompagnano e divertono. Il sax partecipa alla narrazione, mai invadente. Gli spazi sono dettati democraticamente, segnati con carisma e condivisi con straordinaria complicità. Di Lenge ascolta e segue, cangiante, didascalico, generoso. Segue “Pollock”, ancora Orsi. I lunghi contrappunti sax-chitarra danno profondità ad uno spazio noir che richiama inevitabilmente (intenzionalmente?) gli intrecci sfilacciati, caotici e densi delle istantanee da action painting dell’artista statunitense Jackson Pollock. Nero e tinte forti, ovunque. Nebbia, intorno. Sospensione. Riemergono le forme. Riprende il tempo: “Other Stop” (Coppa) ristabilisce il contatto con l’anima C.O.D. Suona. “Limited Edition”, a sei mani, chiude il progetto. Ricchissimo. Il tema entra di netto. Immobilizza e raggela. Distensioni vagamente acid. Sfuma. Bellissima esperienza d’ascolto.

 

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