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10 Apr

Free Ambient Trio al Manhattan di Roma

ph. Laura Belli ph. Laura Belli

[E. Augusti] Domenica, 3 aprile 2011. Roma. Si apre il sipario del Teatro Manhattan. Sul palco, ancora una volta protagonista è il Free Ambient Trio. Leonardo De Rose al contrabbasso, Piertomas Dell’Erba al sassofono tenore e Simone Porcelli ai sintetizzatori presentano Live in Manhattan, Live in Rome, l’ambizioso progetto di concezione ambient jazz registrato lo scorso 12 dicembre, sempre al Manhattan di Roma. La difficoltà di riconoscere i singoli brani di un album nato dall’eclettismo e dalla sinergia improvvisatrice di tre musicisti profondamente diversi per temperamento e percorso artistico esiste, e non è il caso di farne mistero. Tutto è dichiarato, quasi confessato, nella scelta indovinatissima di partecipare l’ascolto col pubblico. Ed è Dell’Erba a rompere il ghiaccio, a interrompere la recita e a guidare, con tono disinvolto, arguto e ironico, quell’ascolto che si riscopre, appena un attimo dopo, consapevole e piacevolmente nuovo.

Tre personalità, tre universi molto diversi: ordinato e misuratamente eccentrico quello di De Rose, magnetico e vulcanicamente geniale quello di Dell’Erba, pacificante e parsimonioso quando sorprendentemente spinto quello di Porcelli. Tre anime differenti che si incontrano nel Free Ambient Trio, si inseguono, si sovrappongono, si contrastano, per raccontare, ogni volta e in maniera diversa, quel: «Cosmo fatto di interazioni», percezioni e descrizioni, confida Dell’Erba, «quella strada senza rete dove non c’è altra salvezza di arrivare a meta che nell’ascolto reciproco». Una narrazione di immagini sonore: «dove non si sa dove si va, ma dove si sa che si può andare dove si vuole, con l’obiettivo di non ripetersi, e lasciare tutto all’interazione del momento», svela De Rose. “Intentional-improvisation”, definirei la deliziosa aporia suggerita dal Trio: un’improvvisazione che colma e farcisce di dettagli esclusivi e cangianti i suggestivi titoli proposti da Dell’Erba, stimolanti e puntuali note a margine di un ascolto che funziona come un’istantanea.

Si parte con Psicodramma: suoni che portano lontano, contrastandosi in un continuo gioco di luci e specchi. Molto ricercati gli effetti. Quindi, è la volta di Le tragicomiche vicende dell’orgoglio, un racconto irriverente che emerge subito per il suo carattere dinamico, imposto dal contrabbasso ritmico di De Rose e dai ricchi synth di Porcelli, acquosi. L’elettronica la fa da padrona, mentre i suoni acustici del sax e del contrabbasso trasmutano, dalle vesti intonate a quelle ritmiche e onomatopeiche, creando situazioni percettive complesse e ipnotiche. Isterico e dolce il pensiero di Dell’Erba, per nulla imbarazzato nelle sue divagazioni free dal contrabbasso riflessivo di De Rose. Tutto è, in due parole, straordinariamente coerente. Cambia il passo. World in Manhattan, World in Rome scimmiotta il titolo dell’album. Bello il swing, gustoso e ricercato. Un pezzo corale che conquista. Lo spazio tra acustica ed elettronica quasi scompare. Sublime irrompe d’improvviso, tagliando il silenzio. Mistici i synth di Porcelli. Quasi commovente il contrabbasso di De Rose che riesce a sorprenderti quando, a un certo punto, rivolta lo strumento per regalare al brano, in un momento percussivamente intenso, pulsante, tutto il protagonismo del tempo. Piacevoli le suggestioni world music. With all my soul, già traccia dell’album MacroMicrocosmi (2010) a firma Dell’Erba-Porcelli, è riproposta in una nuova forma. Il tema è lo stesso, ma si coglie appena, tanta è la ricchezza creativa dei synth. Nuove e accattivanti le proposte di dialogo: da una parte le sapienti imbastiture del contrabbasso, dall’altra i fili luminosi, ora distesi ora arruffati di un sax mai così lirico.

A impreziosire la performance, la presenza eccezionale dell’artista visivo Andrea Costingo e dei suoi Puppets che compaiono nel videoclip ufficiale di presentazione dell’album. Geniale.

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