Facebook   youtube  Twitter

  • image
A+ A A-

JOE HISAISHI - Departures

Domenica, 15 Dicembre 2013 09:07

Questo violoncello non ha colpe, è stato comprato da un perdente come me, e per questo ha perso il suo lavoro.

Yōjirō Takita, Departures (おくりびと, Okuribito, 2008)

 

[P. Kokudeva]

 

 

Pubblicato in Immagine

PHOEBUS - Una poesia nel vento

Mercoledì, 16 Maggio 2012 15:12

[L. Augusti] Un’amicizia più che decennale e un progetto musicale comune. Loro sono i Phoebus. Due fratelli gemelli, Davide (voce e chitarra) e Roberto Buccione (batteria) e con loro Claudio Natale (chitarra solista), Giovanni Zucchi (basso) e Simone Lamagna (tastiere, computering). Una produzione a cascata e il primo album a loro nome. Nel 2008 esce Phoebus, registrato a Milano per la Video Radio: 12 tracce di cui una solo strumentale, e questa “Una poesia nel vento”. L’album è d’impatto: morbide le musiche, profondi i testi, «sintomo e denuncia del nostro tempo e di una gioventù alla ricerca della propria identità e del proprio significato esistenziale; in una società dove i giovani si sentono messi spalle al muro dal proprio futuro, dove anche l'amore traspira precarietà». Davide, voce del gruppo, firma testi e musiche che si «nutrono della sensibilità, della rabbia e del disinganno di una generazione che vorrebbe  “essere”, realizzarsi, ma è costretta a restare solo il riflesso della società che la circonda o a vivere il momento presente».  

 

Amore è tenacia,

Amore è dolcezza e passione,

Amore è musica,

Amore è magia sotto le stelle,

Amore è il sole nella notte,

Amore è un bacio in riva al mare,

Amore è un soffio di vento,

Amore è perdersi in un abbraccio,

Amore è assaporare l’Infinito semplicemente guardandosi negli occhi,

Amore è affrontare la vita sorridendo,

Amore è gioire per le piccole cose,

Amore è prendersi per mano,

Amore è essere felici guardando un film sul divano,

Amore è non avere rimpianti,

Amore è esserci in silenzio,

Amore è non smettere di sognare.

 

[Luisa Augusti, Amore è..., 2012]

 

Pubblicato in Elezioni Sonore

QBETA - Milonga lenta

Domenica, 20 Maggio 2012 16:53

Qbetaè la traduzione rock dei fratelli Cubeta. Peppe (voce e chitarra) e Salvo (batteria) sono siciliani, e dalla grande isola del Mediterraneo viene la loro band, d’ispirazione etno funky: Filippo “Fifuz” Alessi (percussioni), Stefano Ortisi (sax), Santi Romano (basso elettrico), Seby Forte (chitarra elettrica), Claudio Alfò (trombone), Salvo Di Stefano (tromba), Sebastiano Burgio (tastiere e piano).Questa “Milonga lenta” ha tutti i colori dell'agosto di un altro tempo, quello che si conta solo a sud. Dentro c’è l’aria assonnata dei pomeriggi d’estate, il canto delle cicale, l’andare trascinato e stanco, i panni bianchi, il vento caldo sulle gambe, il capogiro del sole delle tre. Una danza amara. Alluso e confuso, quello di Peppe è il canto di un amore da sogno, o di un sogno d’amore che arriva, a passo lento, e passa, leggero. Estratto da Ognittanto (Altipiani 2008).

 

Pubblicato in Elezioni Sonore

JOSÉ JAMES - The Dreamer

Lunedì, 29 Agosto 2011 15:38

The Dreamer è stato il suo album d’esordio. Era il gennaio del 2008, e l’appena trentenne José James incideva per l’etichetta di Gilles Peterson, la Brownswood Recordings, dieci tracce che ne avrebbero consacrato al mondo l'originale prospettiva, in grado di miscelare con disinvoltura ed eleganza echi coltraniani e dinamiche hip-hop, passando per il naturale intimismo del soul. 

Dopo Black Magic (2010) e For All We Know (2010), sta per arrivare il quarto solo album, No Beginning. No End, anticipato dal singolo "Trouble" di qualche mese fa.  

 

Da visitare il personale: http://josejamesmusic.com/

 

Pubblicato in Elezioni Sonore

ARVE HENRIKSEN - Recording Angel

Sabato, 08 Dicembre 2012 09:29

Definirlo minimalista sarebbe quasi sminuirne la straordinaria portata tensivo-emozionale, debordante. Recording Angel è la trasfigurazione dell’essere, l’ultima metamorfosi di un’identità che si muove, lenta, nello spazio percettivo di un risveglio boreale. Le voci non si scompongono, oscillano immobili, sospese nell’evanescenza di un ricordo interamente imbastito dall’elettronica. La tromba soffiata di Henriksen s’inserisce guaendo: racconta un epilogo sinistro, e ghiaccia l’anima. L’album è Cartography, 2008.

 

Pubblicato in Elezioni Sonore

Risveglio latino. Soffice. Pesche sciroppate e zucchero a velo. Primo sole di fine inverno. Avvolgenti e caldi i crescendo di questa fuga dai colori accesi e sfumati. Un equilibrio perfetto di sonorità latine e timbri orientali. Dolcissimi gli interventi acustici di un piano timido, ma mai banale; intenso e raffinato. Le voci splendidamente armonizzate dei Pecombo e l’originalità compositiva del set firmato Toshiyuki Yasuda regalano un piacevole ascolto di questa Fuga Sobre O Crescimento, fiore all’occhiello di un mai passato Autumn Session (2008).

 

Pubblicato in Elezioni Sonore

GIACOMO MONGELLI - Suite 24

Mercoledì, 06 Marzo 2013 15:56

 

[E. Augusti] Miles contava la tredicesima nota. Il silenzio. Suite 24 (Dodicilune, 2008) apre sospesa, in bilico su quella tredicesima nota, per fluire, suggestiva, nei pieni impressionistici di tutto un mondo di sonorità pulsanti a firma Giacomo Mongelli (drums, percussions), Gianni Lenoci (piano, flute, percussions), Giovanni Maier (bass) e Gaetano Partipilo (saxophones), senza reali cesure. Solo un antro di ristoro a metà percorso con Incontro, poi giù fino allo standard dedicato di The Wedding. La suite prende forma e rastrella colori. Distaccato, Meltin’Pot raccoglie tutto uno spazio emozionale, poligonalmente definito dalle linee spezzate del sax lunatico di Partipilo, ora netto nelle free-lines, ora di stilema caldo e accogliente nelle divagazioni educate. Estatico, è sempre lui, Partipilo, ad accogliere l’ingresso della sezione ritmica. Lenoci è ricco e brillante. Spalma, ampio, il bass di Maier, mentre Mongelli incornicia, morbido, ogni sezione. Ispido e allusivo Fotogrammi apre, reale, la suite. È un’attesa che si mastica sin dai primi spazi, nei tempi sospesi di Maier e corre, feroce, sulla schiena delle sue arcate acide. Lamenta, indagatrice, un’idea obliqua. In the Darkness le voci si intendono in un ambiente surreale, dove il tempo è distanza fisica e l’angoscia suona i vuoti. Bellissimi gli effetti in reverse di Lenoci. Quasi un cello Maier. Rallenta. Incontroè la stazione. Dopo Meltin’Pot è qui che la suite trova pace. Distende e dilata le sue intenzioni più intimistiche. Si riprende terreno con Frenesia. A rincorsa, libere e animate le discorsività sax-piano-bass si sfiorano appena, leggerissime, in un vortice caotico che divelte il pensiero. Suite 24 chiude. Lenoci è liquido, deborda e invade, appena contenuto da Partipilo. Maier direziona le spinte, sensibile, acuto, discreto. Inquiete le percussioni di Mongelli. La complessità di quello che è effettivamente il brano di chiusura della suite si manifesta nel timing. Largo, permette all’idea di svilupparsi in tutta la sua eccentricità, descrivendo istantanee e colorando i dialoghi più impervi e improbabili tra le voci. Un teatro dove l’improvvisazione è tanto audace quanto registicamente misurata, e funziona. La sperimentazione si fa elemento centrale della narrazione, collezionando un bestiario di gran classe. Raffinato. È un delirio estremamente lucido, che impressiona senza sconvolgere, e che anzi incuriosisce e accompagna, in un viaggio insolito dove l’irrazionale si tocca e si mescola al resto. Uno space jazz vivo che anima e si anima di mostri improvvisati, che terrorizzano per la loro insulsa e algida bellezza. Orienta il corale della coda, alleggerito dal registro alto. Disperde le tensioni della suite e regala un finale da favola, come The Wedding raccomanda. L’intesa con la suite africana di Abdullah Ibrahim è forte. Intenso.

Pubblicato in Album

Elezioni Sonore

 

  • Roma - Auditorium Parco della Musica
  • LIVEdiary
  • Torino Jazz Festival 2014

Copyright LaOrilla 2011. Tutti i diritti riservati.

Login

Registrati

Registrazione Utente
o Annulla