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CHARLIE WINSTON - I Love Your Smile

Martedì, 16 Aprile 2013 08:55

 

Tratta dal suo secondo album, Hobo (Real World Records, 2009), "I Love Your Smile" è l'elezione sonora firmata Charlie Winston, inglese, classe 1978. Sonorità accattivanti, e una leggerezza che sa di pensieri belli. Friziona l'emozione quand'è rustica. Acerba forse non lo è mai. Eppure matura e si ammorbidisce. Liscia, limpida e piena di luce. E diventa gioia vivace, entusiasmo folle. E dal sorriso il riso esplode, e fa innamorare, ancora. 
Pubblicato in Elezioni Sonore

 

[M. Capozzi] Era il 1992 quando un quasi sconosciuto Alessandro Baricco scriveva di critica musicale. L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin raccoglie quattro saggi d’argomento musicale (per l’appunto) che polemizzano in diverso modo la tendenza piuttosto diffusa, e comunque spesso vittima di inutili pregiudizi, a classificare la musica in generi di serie A e B. Un lavoro suggestivo, ma di non facile lettura. Siamo evidentemente lontani dal Baricco maturo che conosciamo e apprezziamo per la sua immediatezza e limpidezza di scrittura. Se il suo intento, senza dubbio lodevole, era di stimolare il lettore alla riflessione sui misteri della musica considerata 'colta', l’obiettivo resta raggiunto solo in parte. Colpa del linguaggio, difficile, farinoso, forse troppo ricco di riferimenti teorici e, di conseguenza, non per tutti. È una densità di scrittura che limita la comprensione di chi la musica l’ascolta, emotivamente, e senza supporti tecnico-teorici.
 
Quando è nata la musica cosiddetta colta? Davvero si rivolge a un pubblico di nicchia? Perché risulta legata (a nodo strettissimo) ai rigidi cliché della classificazione di genere?
 
Partendo dalla contrapposizione tra l’assunto hegeliano per cui missione santificatrice della musica è elevare l’anima al di sopra di se stessa, e uno studio dell’Università del Wisconsin che dimostra come la produzione del latte aumenti del 7,5% se le mucche ascoltano musica sinfonica, Baricco costruisce le sue argomentazioni passando dalla complessa spiritualità innovativa e anticommerciale di Beethoven, alla spettacolarità del cromatismo teatrale melodrammatico di Puccini, fino alle sinfonie di Mahler, caratterizzate da un linguaggio musicale che anticipa certi carismi dell’inquadratura cinematografica fissa e muta. Al centro Baricco ci lascia la trascendenza interpretativa di Mozart e la ricerca continua e serrata della diversificazione dal resto, rappresentata dalla musica atonale di Schönberg. La musica colta «deve tornare ad essere idea che diventa e non parola d’ordine che si svuota nel tempo» e, per questo motivo, ha il dovere di essere ben radicata nel tempo in cui sorge e si evolve.
 
L’opera d’arte non si fa, non si costruisce, né si concepisce, ma succede insieme agli accadimenti della storia e delle storie. Per questo, non può e non deve esistere una differenza netta tra colto e commerciale, tra sacro e profano: divisioni, queste, che irrigidiscono e, di conseguenza, contraddicono il significante della cultura, tout court. L’arte, per sua stessa natura, non si chiude, ma accoglie e raccoglie spunti. Continuamente. E continuamente si evolve, attraverso la gente. E, all’anima della gente, l’arte va restituita. Qui ed Ora.
Pubblicato in Libri

ROBERTA GAMBARINI - Odio l'estate

Lunedì, 10 Settembre 2012 21:59

 

L’album è So in Love, agosto 2009. Roberta Gambarini, torinese d’America, impreziosisce con la sua interpretazione quella stessa "Estate" che Bruno Martino regalò agli anni Sessanta. Linee essenziali, dinamiche soffuse. Suade e avvolge.
 
 
La sabbia del tempo
 
Come scorrea la calda sabbia lieve
per entro il cavo della mano in ozio
il cor sentì che il giorno era più breve.
E un’ansia repentina il cor m’assalse
per l’appressar dell’umido equinozio
che offusca l’oro delle piagge salse.
Alla sabbia del Tempo, urna la mano
era, clessidra il cor mio palpitante,
l’ombra crescente d’ogni stelo vano
quasi ombra d’ago in tacito quadrante
 
Gabriele D'Annunzio
Pubblicato in Parole

NOORA NOOR - Forget What I Said

Sabato, 06 Luglio 2013 20:18

Ritorna alla mente una vecchia folk americana. E se da una parte “sorge il sole”, dall’altra c’è Noora Noor, origini somale, regina della soul norvegese, a scaldare con la sua voce rugosa e sensuale. Quanto blues. «I get the blues| I get high | I’ll esplode like dynamite | and I’ll cry ‘till the dust | settles down | I guess I’m hard when I’m soft | and I’m cold when I’m feeling hot | sometimes I guess things just happen too fast». Soul Deep, 2009. 

Pubblicato in Elezioni Sonore

HINDI ZAHRA - Beautiful Tango

Lunedì, 22 Aprile 2013 22:09

Le sue canzoni sono quasi tutte scritte in inglese, ma nella sua voce c’è una miscela franco-marocchina che non tradisce, e inebria. “Beautiful Tango”, poi, ha pure un tremolo retrogusto Spanish. Lei è Hindi Zahra. L’EP da cui è estratto “Beautiful Tango” porta il suo nome (2009). Dello scorso luglio il nuovo album, Until the Next Journey, uscito per la EMI France.

Pubblicato in Elezioni Sonore

THE SWEET SERENADES - Die Young

Giovedì, 30 Agosto 2012 18:30

 

Loro sono i Sweet Serenades, attivi dal 2002, svedesi. Ironici e leggeri Martin e Mathias conquistano con il loro stile al primo ascolto. Una freschezza contagiosa questa “Die Young”. «Love is gonna die, we're gonna die young». Estratto da Balcony Cigarettes (2009). 

 

 

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RHUMORNERO - L'equilibrio

Domenica, 30 Settembre 2012 07:07

 

Sulla scena del rock indipendente italiano dal 2005, i RHumornero, CARLO DE TONI (voce, chitarra), LUCA GUIDI (batteria), ANTONIO INSERILLO (basso, cori), ETTORE CARLONI (chitarra), propongono un grunge originale, dai rimandi pop e metal. «Colori scuri, ritmi pesanti, umorismi neri». I testi, fitti, raccontano di esorcismi, disagio sociale, desiderio collettivo di attenzione, accettazione, amore incondizionato. Tutto legato da un latente e ben caratterizzato black-humor. L’Equilibrio è tratto da Umorismi Neri, distribuito nel 2009 da Venus (Arroyo/Metamusic). Il 15 ottobre 2011, intanto, è uscito Il Cimitero dei Semplici, onda d'urto altissima per un'esperienza d'ascolto che batte a ritmo duro e trascina. Presto in elezione sonora nel nostro box!     

 

 

Voglio essere un cinico, trovare la mia forma nei rapporti sociali

si cade nell'inganno della forma che si racconta e che poi non torna

stupido, sei solo un cinico, ma più ti guardo più vedo che tu vai dove vuoi

mi fa male e in qualche modo invidio...invidio

 

Cerco di restare in equilibrio su me stesso

con i cambiamenti radicali, modi di pensare ancora

cerco di restare in equilibrio su me stesso

con i cambiamenti radicali, modi di pensare ancora

 

voglio tutto facile non voglio farmi il culo nelle cose per dire che sono presente!

 

scegli i modi, inventi i tuoi racconti, come i camaleonti che cambiano ogni volta che serve

cinico, sei solo un cinico, ma tra noi due tu sei quello che vince sempre

questo tempo l'hai capito più di me...più di me.

 

Cerco di restare in equilibrio su me stesso

con i cambiamenti radicali, modi di pensare ancora

cerco di restare in equilibrio su me stesso

con i cambiamenti radicali, modi di pensare ancora...

 

 

 

Pubblicato in Elezioni Sonore

GIUSEPPE DI GENNARO - L'orologio

Lunedì, 08 Ottobre 2012 11:16

Giuseppe Di Gennaro è tra le ultime emergenze del panorama cantautoriale italiano. Attingendo da un universo sonoro vario che spazia dal folk al britpop al blues più intimo, il suo Ep Multiforme Uno (2009) racconta di un tempo diverso, fatto di confidenze, inquietudini, contraddizioni e riflessioni di una generazione. La sua voce è una di quelle che ti conquistano al primo ascolto. Pura. La linearità della forma, la semplicità degli arrangiamenti e l'immediata cantabilità della melodia, ancora più accattivante in acustico, fanno il resto.

Una gru per costruzioni che tiene al filo un orologio. Un tempo sospeso. È questa l’immagine, richiamata nella copertina dell’Ep, che allude al brano proposto in ascolto, “L’orologio”. Ed è esattamente di quel rapporto col tempo che Di Gennaro ci racconta, con l’invito per nulla velato a ripartire da se stessi, a coltivare la semplicità e il vivere vero, a reimparare a “costruire” il bello dei rapporti e delle cose, il tempo. È nel darsi ascolto, nel coltivare le proprie passioni, nel fare senza paura che si libera la propria identità e si vive senza dispersioni. È lì che si sospende il tempo. E nessuno avrà più bisogno «di truccare le sue carte».

 

 

Ho passato molto tempo a dire che domani il tempo arriverà
e l'orologio non ha più lancette per la mia tranquillità
e Naomi è l'unica che può portare ad una sana soluzione..

Fra gli esami dove il voto è solo un numero fatto di formalità
e i dinosauri che rincorrono il presente che va veloce e và e và...
io mi rifugio fra le pagine di un libro … e sfuggo all' "inondazione"


E non avrò bisogno di cambiare più i miei occhi
E non avrò bisogno di fermare più il mio sguardo
E non avrò bisogno di truccare le mie carte ...


E le pagine del calendario volano anche sopra le città
e c'è qualcuno che le guarda da lontano : "Oh mamma mia cosa sarà"?!
sulla pianura c'è un arcobaleno e la tua voglia di partire ...


E non avrai bisogno di cambiare più i tuoi occhi
E non avrai bisogno di fermare più il tuo sguardo
E non avrai bisogno di truccare le tue carte ...

E non avrai bisogno di cambiare più i Tuoi occhi
E non avrai bisogno di fermare più il Tuo sguardo
E non avrai bisogno di truccare le Tue carte ...

 

 

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ILHAN ERSAHIN (feat. ERIK TRUFFAZ) - Bosphorus

Venerdì, 19 Ottobre 2012 15:25

Fotogrammi isterici. Bazar di stoffe e spezie colorate. Babele febbricitante di suoni e strepiti. Memoria di gesti. Mani e piedi. Danza convulsa di terra e di fuoco. Un’onda che travolge, spiana e attraversa. “Bosphorus”. Istanbul Sessions (Nublu, 2009) raccoglie undici tracce, undici profili di un luogo che si racconta sempre affascinante, sempre gravido di nuove e ammalianti tensioni emotive. Istanbul. La voce è quella ispida e conturbante di Ilhan Ersahin. Rapisce.

 

 

 

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