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ZERO 7 - Distractions

Giovedì, 23 Maggio 2013 08:35

 

Ogni vera gioia ha una paura dentro
 
 
M. Mazzantini, Il Mare al Mattino (2011)
 
 
[sel. M. Capozzi]
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C. VELOSO - M. GADU - Rapte-me, Camaleoa

Mercoledì, 05 Marzo 2014 08:08

 

With thee, in the Desert -
With thee in the thirst -
With thee in the Tamarind wood -
Leopard breathes - at last!
 
[Con te, nel Deserto -
Con te nell'arsura -
Con te nel bosco di Tamarindo -
Il leopardo respira - finalmente!]
 
Emily Dickinson, F201 (1861) / J209 (1860),The Complete Poems [Tutte le poesie. F201 - 250 (Trad. Giuseppe Ierolli)]
 
[sel. E. Augusti]
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NEFFA - Passione

Mercoledì, 30 Ottobre 2013 17:28

Sapeva che Ursula lo stava guardando. A differenza sua, lei non si nascondeva. Lo aveva osservato, all'inizio divertita, poi concentrata sul movimento delle mani, sulla carnosità delle labbra, sulla fronte sudata di cui riusciva a intuire il profilo percorrendogli le tempie, gli zigomi, il mento. E anche lei sudava, anche lei riusciva a sentire la morbidezza dell'impasto. Lo osservò con venerazione come se stesse ammirando un paesaggio che poteva sminuzzare tra le mani, succhiare, annusare. E così fece. Lei non aveva mai visto nessuno cucinare così; quel rituale le faceva desiderare di mangiarsi il cuoco invece del dolce. Non aveva mai visto nessuno cucinare con tanto amore, un amore solido, liquido, gassoso; un amore che attraversava il cortile e ingigantiva le corolle delle petunie, trasformando il davanzale della finestra in una selva che si faceva strada verso l'inevitabile.

 

Cristina Lopez Barrio, La casa degli amori impossibili (2011)

 

 

[sel. E. Greco]

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MIGUEL ZENÓN - Incomprendido

Sabato, 02 Novembre 2013 12:38

Avvia, sovrappone, edifica. Muove a preludio, a metà tra il sinfonico e il bandistico; e quando entra Zenón, così lirico, ti spiazza. "Incomprendido" restituisce in una manciata di minuti le atmosfere più calde di una notte d'affetti, dubbi, ripensamenti, svelamenti e morbide nostalgie. Estratto da  Alma Adentro – The Puerto Rican Songbook (Marsalis Music, 2011)

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MAX IONATA QUARTETTO Dieci

Lunedì, 24 Settembre 2012 12:26

 

[E. Augusti] Matteo Pagano e Via Veneto Jazz (2011) presentano Max Ionata Quartetto. Max Ionata (sax tenore), Luca Mannutza (piano), Nicola Muresu (contrabbasso) e Nicola Angelucci (batteria) per questa produzione di rara bellezza, un “complealbum” per e da festeggiare. Dieci è stroardinariamente jazz. Un jazz autentico che riconosce e si riconosce. Sin da "Astobard" (Muresu). L’ingresso è trionfale e rivela subito il featuring. La tromba di Fabrizio Bosso svetta. Il dialogo col sax di Ionata si fa d’intesa. Ionata e Bosso direzionano, puntano e conquistano. Angelucci macina uno swing spassoso che viaggia come un treno. Il pianismo di Mannutza è discreto, morbido, un velluto. Gioca di stop. E ogni fermata riparte con uno slancio che appassiona. Ionata, funambolico e disinvolto, crea edifici melodico-armonici di un fascino raro. Entrano subito in testa. L’attenzione per la linea e la discorsività dei fraseggi spingono l’interplay in uno spazio empatico totale e totalizzante, dove tutto è univocamente percepibile. Perfetto il timing. Un dialogo a tre, fatto di entusiasmati personali e ben sostenute confidenze sax-tromba. La traccia 2 è un omaggio a due grandi del jazz. "Coltrane meets Evans" (Mannutza) è un incontro per incontrare. Scorre, vivo. Bosso lancia note a cascata. Mannutza incasella, parsimonioso. È un singhiozzo che arresta e spinge. "La talpa" (Ionata) inverte la marcia. È un cambio di rotta. Scanzonato e disinvolto. Mannutza conquista un assolo ricco ed estremamente vario, sostenuto da un walking bass sempre presente, discreto, stabile. Pochi secondi e si riconquista il tempo. Ionata detta il riff. Mannutza segue, a mani slegate. Il basso provoca. Il fraseggio della destra è fitto e ricco, un ricamo. "Turn around" (Mannutza) sollecita un’atmosfera da promenade. Gira intorno. Uno standard dedicato, "Who can I turn to" (Bricusse-Newley), ripensato in tempo medio, raccoglie e a metà strada prepara il giro di boa. Finalmente emerge, timido, Muresu. Lode 4 Joe (Ionata) è la ballata che resta, di un lirismo che consola. Carezzevole e intimo. Con "Altalena" (Mannutza) ritornano i giochi a due. Il contrappunto è intrigante e sintonico. La voce di Ionata incontra quella di Bosso, in uno scambio amabile d’eleganza e raffinatezze. È un fluire di suggestioni. Chiude l’album "Attila" (Lease) (Muresu), dai contenuti che non t’aspetti, a confidare nel titolo, ma che comprendi con l’ascolto. Un abbraccio da congedo, che lascia nelle orecchie, mistico e dolce, il desiderio del re-start. Evapora, fino a scomparire in uno spazio immobile, quello, stanco, che ha visto il passaggio e ha vissuto le turbolenze di un’emozione che non torna. Ionata distende il pensiero, mentre Mannutza, sullo sfondo, ne conserva, vivo e in moto perpetuo, il ricordo. Tace.
 
Max Ionata – sax tenore
Luca Mannutza – piano
Nicola Muresu – contrabbasso
Nicola Angelucci – batteria
Special guest Fabrizio Bosso – tromba e flicorno
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PILAR - Cherchez la femme

Martedì, 05 Febbraio 2013 06:57

 

Lei è Ilaria Patassini, in arte Pilar. L’estratto, “Cherchez la femme” (Pilar-Bungaro), e' stato il singolo di lancio dell'album Sartoria Italiana Fuori Catalogo, uscito nell’ottobre del 2011. «Cercate la donna», canta Pilar. La frase è firmata Alexandre Dumas, I Mohicani di Parigi (1854): «Il y a une femme dans toute les affaires; aussitôt qu'on me fait un rapport, je dis: “Cherchez la femme”» (C’è sempre dietro una donna; appena mi fanno rapporto, dico sempre: “Cercate la donna”, come a dire…cercate la causa di tutto!). Fresco e irriverente. Etichetta indipendente, UpArt Records, 2011. 

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Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia, all’inizio del loro sodalizio. Riproponiamo questo "C’era una strega, c’era una fata", estratto da Radici, 1995. Grande equilibrio tra scrittura e improvvisazione, anche nella durata degli assoli, e un’idea raffinatissima di narrazione. Spiana e danza la fisarmonica, ironica e vezzosa, tra le linee morbide e sinuose del clarinetto. Magia genuina di un altro tempo.

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THE PAPER KITES - Featherstone

Martedì, 10 Dicembre 2013 08:11

Sam Bentley, Christina Lacy, Dave Powys, Sam Rasmussen, Josh Bentley sono The Paper Kites, gli aquiloni di carta. "Featherstone" è un incanto. Ferma ed estatica. Quasi una preghiera, una poesia leggera, e l’ostinato di corde ne guida il volo. Estratto da Woodland, 2011. 

 
Wake up to the sound of your fleeting heart
Wake up to the sound of your fleeting heart
When you go, what you leave is a work of art
On my chest, on my heart
 
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JUNKFOOD - Transience

Domenica, 30 Giugno 2013 17:55

[E. Augusti] Quel soffio plumbeo dell’avvio spinge tutto in avanti, un’atmosfera densa e sinistra. Crea vie di fuga e le moltiplica. A vincere il buio, si scorgono e si guadagnano solo infinite possibilità d’uscita. Surreale e carico di suggestioni Transience (Trovarobato Parade 2011) è il progetto firmato da Junkfood. Psichedelico e fortemente ispirato. Paolo Rainieri (trumpet, flugelhorn, fx), Michelangelo Vanni (electric guitar, fx), Simone Calderoni (electric bass, fx) e Simone Cavina (drums, fx). L’elettronica maschera i volti, confonde le voci, impressiona i vuoti, disturba i confini, anima gli spazi e s'impossessa dei corpi, a morsi. Macchie di colore graffiate e masticate dalla ruggine. Transience corrode, come suggerisce l’artwork di Elisa Caldana. Dieci tracce di una plasticità viva e ingorda di forme. Disgrega e ricompone, in una danza febbricitante che vaga tra deliri estatici e sbandamenti, fino a precipitare immobile. “Aging Hippie Liberal Douche” è l’estratto. 

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BRIGITTE BORDEAUX - Brigitte Bordeaux

Lunedì, 29 Settembre 2014 18:09

 

«Nel rumore dei moli e nel silenzio rotto dall'attesa di un treno che arriva si accampano le loro storie. Sono nati per caso, come quando piove e non si va al cinema. Pollici arsi dal sole, funambolici fannulloni, abbaiano solo quando la luna è piena» (B.B.)

[E. Augusti] Il progetto porta il loro nome, evocativo di curve belle e pericolose. Pierfrancesco Sampaolo (voce e chitarra) e Maurizio Volpetti (batteria) sono i Brigitte Bordeaux. L’album conta sei tracce che scivolano via troppo presto al grido di “folkbeat pour amour”. Un viaggio in libertà. Sei racconti di vita, onesti e genuini, sei finestre su un mondo in technicolor: una musica a quattro mani, due cuori e uno “spirito volante”. Brigitte Bordeauxè quasi un concept album che raccoglie gli appunti di un’intensa esperienza dal vivo, leggera e profonda, come si usa ai busker d’eccezione. Una chitarra, una batteria, e la voce di Sampaolo a firmare testi e musica. Ogni brano lascia intravedere la ricchezza di un’esecuzione live. Colori saturi e realistici, gustosamente «a togliere, con blues, folk, bluegrass, cantastorie e tutto quello che ce pare» (B.B.). Curati e intensi i testi, perfettamente allineati alla semplicità delle melodie e all’umore dell’intero lavoro: restano in testa al primo ascolto. Essenziali gli arrangiamenti, e una bella spontaneità che distrae dal resto. «…la strada porta il peso delle orme…il tempo qui batte ancora il suo tempo, ed è proprio lì che abbiamo cominciato a camminare». Traccia fantasma, e la voce di Valentina Spagnuolo racconta e prepara la scena. La setlist propone un movimento afoso, “10 e 25”, il piacevole dondolio di “Le onde del mare”, fresco ternario, quindi i racconti amorosi, le distanze consapevoli di “Viaggio nel Perù” e il romanticismo ruspante di “Rosalinda”, con una banda immaginata a spingerne il sentimento. Restano a chiusura due proposte in inglese, “Stand” e “Less”, accattivanti. La voce di Sampaolo fa il resto, scandita dal battito intransigente di Volpetti. Un’immediatezza di linguaggio che conquista e regala, schietto, un pieno coinvolgimento d’ascolto. Da non perdere dal vivo.

 

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