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JANIS JOPLIN - Maybe

Lunedì, 08 Aprile 2013 19:05

Era una ragazza semplice, di quelle che sognano dietro ai libri e alle poesie, e se la vita è carogna non importa, una ragione buona per sorridere la trovi comunque. Era un tipo così. Ed era carina, questo bisogna dirlo. Non del genere vistoso, quelle che ti giri a guardarle. Più semplice. Ma aveva qualcosa che ti accalappiava, niente da dire, ce l’aveva. Come una specie di limpidezza, di trasparenza. Era quel tipo di donna che quando ce l’hai tra le braccia, sai che lei è lì, proprio tra le tue braccia e da nessuna altra parte. Non so se avete presente. Ma è una cosa rara. E bellissima, nel suo genere.

 

Alessandro Baricco, Barnum 2, 1998

 

 

[sel. M. Capozzi]

Pubblicato in Parole

 

[M. Capozzi] Era il 1992 quando un quasi sconosciuto Alessandro Baricco scriveva di critica musicale. L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin raccoglie quattro saggi d’argomento musicale (per l’appunto) che polemizzano in diverso modo la tendenza piuttosto diffusa, e comunque spesso vittima di inutili pregiudizi, a classificare la musica in generi di serie A e B. Un lavoro suggestivo, ma di non facile lettura. Siamo evidentemente lontani dal Baricco maturo che conosciamo e apprezziamo per la sua immediatezza e limpidezza di scrittura. Se il suo intento, senza dubbio lodevole, era di stimolare il lettore alla riflessione sui misteri della musica considerata 'colta', l’obiettivo resta raggiunto solo in parte. Colpa del linguaggio, difficile, farinoso, forse troppo ricco di riferimenti teorici e, di conseguenza, non per tutti. È una densità di scrittura che limita la comprensione di chi la musica l’ascolta, emotivamente, e senza supporti tecnico-teorici.
 
Quando è nata la musica cosiddetta colta? Davvero si rivolge a un pubblico di nicchia? Perché risulta legata (a nodo strettissimo) ai rigidi cliché della classificazione di genere?
 
Partendo dalla contrapposizione tra l’assunto hegeliano per cui missione santificatrice della musica è elevare l’anima al di sopra di se stessa, e uno studio dell’Università del Wisconsin che dimostra come la produzione del latte aumenti del 7,5% se le mucche ascoltano musica sinfonica, Baricco costruisce le sue argomentazioni passando dalla complessa spiritualità innovativa e anticommerciale di Beethoven, alla spettacolarità del cromatismo teatrale melodrammatico di Puccini, fino alle sinfonie di Mahler, caratterizzate da un linguaggio musicale che anticipa certi carismi dell’inquadratura cinematografica fissa e muta. Al centro Baricco ci lascia la trascendenza interpretativa di Mozart e la ricerca continua e serrata della diversificazione dal resto, rappresentata dalla musica atonale di Schönberg. La musica colta «deve tornare ad essere idea che diventa e non parola d’ordine che si svuota nel tempo» e, per questo motivo, ha il dovere di essere ben radicata nel tempo in cui sorge e si evolve.
 
L’opera d’arte non si fa, non si costruisce, né si concepisce, ma succede insieme agli accadimenti della storia e delle storie. Per questo, non può e non deve esistere una differenza netta tra colto e commerciale, tra sacro e profano: divisioni, queste, che irrigidiscono e, di conseguenza, contraddicono il significante della cultura, tout court. L’arte, per sua stessa natura, non si chiude, ma accoglie e raccoglie spunti. Continuamente. E continuamente si evolve, attraverso la gente. E, all’anima della gente, l’arte va restituita. Qui ed Ora.
Pubblicato in Libri

DAVID BOWIE - Where Are We Now?

Martedì, 02 Aprile 2013 14:48

 

Lo troverei in una folla intera, al primo sguardo, solo per il suo modo di camminare
 
(Alessandro Baricco, Emmaus, 2009)
Pubblicato in Parole

L. AQUINO, L. DALLA - La Mèr

Sabato, 29 Settembre 2012 11:25

 

[M. Capozzi] Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle –Ti aspettavo. Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni – i giorni, gli istanti – che quell'uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell'uomo – Tu sei matto. E per sempre lo amerà.
 
Alessandro Baricco, Oceano Mare (1993)
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AMOS LEE - Violin

Mercoledì, 09 Gennaio 2013 08:28

Venivano dai più lontani estremi della vita,

questo è stupefacente,

da pensare che mai si sarebbero sfiorati,

se non attraversando da capi a piedi l'universo,

e invece neanche si erano dovuti cercare,

questo è incredibile,

e tutto il difficile era stato solo riconoscersi,

una cosa di un attimo,

il primo sguardo e già lo sapevano, questo è meraviglioso.

Questo continuerebbero a raccontare,

per sempre,

nelle terre di Carewall,

perché nessuno possa dimenticare che non si è mai lontani abbastanza per trovarsi,

lo erano quei due, lontano più di chiunque altro.

 

Alessandro Baricco, Oceano Mare (2007)

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