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FABRIZIO SAVINO - Aram/Gemini

Giovedì, 09 Giugno 2016 22:00

Questa recensione, che non è una recensione, comincia con un’ammissione di colpevolezza. La mia. Sono in debito con Fabrizio Savino. Sono in debito perché più volte ho sentito di voler scrivere non su uno, ma su due dei suoi lavori, e tutte e due le volte in cui ho cominciato a scrivere, per varie ragioni  ho dovuto interrompermi. Ora, non è che Fabrizio Savino abbia bisogno della mia recensione, che non è neanche una recensione e che forse neanche mai la leggerà; sicuramente, poi, una recensione in più o in meno non scalfirà neanche minimamente la bellezza di quello che è riuscito a creare. Perché di bellezza si tratta. Se può essere un’esimente, posso dire che una delle ragioni per cui mi sono interrotta nella scrittura è stata nel fatto di non avvertire l’ansia impellente di doverlo fare, di dover scrivere per liberare il lettore. Aram (Alfa Music, 2012) e Gemini (A.MA Records, 2016) sono stati e sono due album che mi hanno fatto e mi fanno quotidianamente compagnia. Sarà per l’onestà del pensiero musicale, per la limpidezza dell’idea, per l’assenza di qualsiasi forma di artificio e orpello, per l’omogeneità dei brani pur nell’originalità di ciascuno, per la tenuta dei gruppi scelti, per l’alchimia delle personalità che compaiono accanto a Savino, per la coerenza dei loro discorsi, per l’equilibrio di ogni ascolto, per le dinamiche bilanciatissime, per la pulizia del suono, per la morbidezza dei fraseggi, per le dissolvenze e le atmosfere total white, per la cura del dettaglio. Per tutto questo, e per altro ancora, Fabrizio Savino, Enrico Zanisi, Luca Alemanno, Dario Congedo e Gianlivio Liberti sono ruote perfette, elementi unici di un ingranaggio che viaggia senza esitazioni verso la bellezza, di un ingranaggio che è già esso stesso bellezza. Un jazz poetico, intimamente connesso all’anima. Da vivere in pieno.

 

Pubblicato in Album

Ascoltarla dal vivo è sempre una piacevolissima sorpresa. Carolina Bubbico presenta a Roma, al Teatro Studio Borgna (Auditorium Parco della Musica), il suo secondo lavoro. Una donna (Workin' Label 2015) è un album denso, pieno di colore e fantasia, e le somiglia intimamente. Non è solo la bravura della cantautrice e il portento di Alemanno e Congedo, rispettivamente basso e batteria, a colpire, ma la cura dell'estemporaneità, la straordinaria capacità di creare con naturalezza invidiabile stabili e brillanti architetture armonico-ritmiche, la cura del microscopico, le dinamiche, gli stop, la bellezza delle voci declinate nei cori dei loop, il calore delle ambientazioni sonore, il virtuosismo creativo misto alle sospensioni dell'elettronica e alle voci personaliissime della sezione acustica. Con Carolina, Luca Alemanno al basso, Dario Congedo alla batteria, Filippo Bubbico alla chitarra acustica e all'elettronica e, stasera, la partecipazione straordinaria della tromba di Fabrizio Bosso, si respira un po' di tutto, dal pop al jazz, al funk al blues. O semplicemente ottima musica. In linea col carattere dell'album anche le rivisitazioni di Superstition di Stevie Wonder e di Prendila così di Lucio Battisti. Coinvolgenti, dinamiche, appassionanti. Al link, il videoclip del singolo Cos'è che c'è

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