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G. LUSI/ J. HOLMES - Loose

Lunedì, 25 Agosto 2014 16:43

[E. Augusti] (Get) loose per dire abbandonarsi, lasciarsi andare, sognare improvvisando (D. Rea). (Get) loose, per giocare d’assonanze col nome di Gianluca Lusi (sax). Produzione Tosky Records targata 2013. Otto tracce che si lasciano ascoltare per sobrietà e gradevolezza, anche dove si inerpica il virtuosismo più spinto. Accanto alla voce fluttuante di Lusi, quella a tinte forti di Joel Holmes al piano. Dagli arabesque debussyani di “Renèe” alle ritmiche coinvolgenti di “New Beginnings”, Loose giunge alla title track, e racconta fedelmente l’intenzione del progetto. Sonorità dense, ora sostenute ora sfaldate da un pianismo articolato e corrosivo, dinamico e sempre presente. Due personalità diverse, quella di Lusi e Holmes, combinate audacemente in un incastro che funziona e convince. Ammiccante e divertente la lettura di “Stardust”. 

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Tappa a Martano: la Taranta in viaggio

Giovedì, 21 Agosto 2014 11:04

[E. Augusti] Serata piacevolissima. Martano e l'ospitalità della Grecìa salentina. Piazza gremita per l'ultima tappa del Festival itinerante de "La Notte della Taranta" prima del Concertone del prossimo 23 agosto a Melpignano. Stand enogastronimici, curiosità, bontà salentine e, soprattutto, il fascino delle sonorità di URA. Maria Mazzotta (voce) e Redi Hasa (violoncello), e poi Ovidio Venturoso (batteria, percussioni), Valerio Daniele (chitarra) e Rita Marcotulli (pianoforte, tastiere). Quella "contaminazione", parola tra le più abusate nel racconto di incontri come quello di ieri, non rende ancora abbastanza l'intensità dello scambio, del dialogo, del connubio tra esperienze e sensibilità così diverse. Folk, jazz, traduzioni, tradizioni con un passato lunghissimo alle spalle, e la musica che non smette di ripensare il tempo, e azzerare le distanze. Lasciando da parte il "caleidoscopio" delle suggestioni che abbiamo assaporato, resta l'eccellenza della proposta della serata. Un pubblico rapito, affascinato da sonorità insolite, riportate presto alla tradizione dall'incessante battito delle percussioni. Edifici di voci, avvolgenti, altissimi. La magia dei loop, e la preziosità di un pianoforte. La pioggia è un sipario improvviso, che cala e apre una nuova scena, al di là del palco centrale. I salentini non sanno cosa significhi perdersi d'animo, la pizzica comincia a battere tra la folla e riempie i sorrisi. 

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CYRUS CHESTNUT - Dolphin Dance

Lunedì, 18 Agosto 2014 16:13

Un pianismo corale, dinamico. Bilanciato nell'interplay e cantabilissimo. Cyrus Chestnut, e la sua lettura disinvolta di Hancock. Accanto a lui, Eric Alexander al sassofono, George Mraz al contrabbasso e Lewis Nash alla batteria. Estratto da A Love Story (2011).

 

[E.A.] 

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JASON LINDNER - Seven Ways

Sabato, 10 Maggio 2014 08:20

 

 

Dall'elettronica all'acustica e ritorno, passando per una giungla world che è luce, vigore e colore. Jason Lindner, pianista e tastierista newyorkese è cresciuto nell'underground, e ha deciso di andare oltre, di sperimentare. Attraversato da quelle che i più chiamano "contaminazioni", ha trovato il modo per miscelare e creare un suono totale, equilibrato, che vive di un'identità tutta sua. Amalgama eccezionale con le voci di Panagiotis Andreou al basso e Mark Guiliana alla batteria. Un lavoro che mette in discussione il presente, portandolo a sfidare se stesso. Tante le partecipazioni. Tutto da scoprire, e riscoprire, dopo appena cinque anni dalla pubblicazione (Anzic, 2009). Estratto da Now Vs Now, ascoltiamo "Seven Ways". Esplosivo. 

 
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Torino Jazz Festival 2014 - LIVEdiary 2

Domenica, 27 Aprile 2014 10:51

26 aprile, h. 11.00 – Una giornata splendida. Il secondo giorno del TJF è baciato dal sole. Le strade esplodono, ed è una città intera a partecipare della festa del jazz. Ci spostiamo al Teatro Carignano. Ad aspettarci c'è un duo d'eccezione: Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia accolgono l'invito del direttore Zenni per raccontarsi e raccontare, in musica e parole, la storia di due uomini, di un incontro tra formazioni ed esperienze di vita diverse, di un'amicizia, di un'intesa. Si gioca, ed il piglio è quello giusto. Coinvolgente. Il pubblico partecipa, è dentro la scena. Non c'è distanza. Quello di Trovesi e Coscia è un jazz "di cortile", un jazz che raccoglie tutti i colori e i sapori di un tempo perso e ritrovato. C'è tutto un Mediterraneo, nella loro musica, c'è la danza, la condivisione del borgo, le note della banda del giorno di festa. "C'è una strega, c'è una fata". C'è, non c'era. C'è la magia di un unico tempo, quello di un duo complice, dove si procede allo stesso passo, nella stessa direzione, con lo stesso respiro, come nella più bella delle storie d'amore. L'eleganza dei temi, classici e originali, delle riproposizioni "migliorate", della tensione ad un modello di perfezione, che è raffinatezza di gusto. Armonicamente disarmonica negli urti, quella di Trovesi e Coscia è, sopratutto, una storia senza filtri. “Non ho voluto registri - dice Coscia - mi piace il passaggio diretto, senza filtri, dal mantice al suono”. E' vero, si sente, e piace anche a noi. 

 

 

            

 

h. 16.00 – Il tempo di fare due chiacchiere al sole e si riparte, alla volta del Circolo dei Lettori. Luca Bragalini presenta Storie poco standard. Le avventure di 12 grandi canzoni tra Broadway e il jazz (EDT, 2013). Un microfono, uno schermo e un pianoforte per svelare, riscoprire e raccontare, con la cura ricostruttiva dello storico, l'analisi attenta del musicologo e la capacità comunicativa del grande divulgatore, profili e segreti di un mondo in bianco e nero, “over the rainbow”. Da Harold Arlen ad Art Pepper, per poi esplorare il contemporaneo con un sorprendente Israel Kamakawiwo’ole. Premiata sezione book del TJF, con pioggia d’applausi e tanto di coda per l’autografo. Ringraziamo Luca e corriamo verso l’Auditorium Rai. Qualche minuto di pausa. È tutto pronto per il main: Uri Caine e Dave Douglas. 

 

 

h. 18.00 – Un Auditorium intero in fermento. Primi istanti d’apprensione per un vero e proprio assalto al miglior scatto. Dave Douglas e Uri Cane sfilano sul palco, in perfetto stile newyorkese. Ingresso divaricato, contrasti aspri e intervalli ubriachi. Si sigla il compromesso, e in un clima più disteso e accogliente si sperimenta. Proposte originali e alcune interessanti rielaborazioni di temi della tradizione “degli States prima degli States”. Si torna indietro di quasi tre secoli. Linee aperte, fraseggi morbidi e armonie composte. Stacca il piano di Caine e distende, elegante, la tromba di Douglas. Due anime profondamente diverse: gli occhi aperti di Caine vigilano sulle inquietudini ad occhi chiusi di Douglas, in uno scambio sincero e misurato che restituisce il senso più autentico del duo. Ogni divagazione della tromba è ripresa dall'ostinato intransigente del piano. Si frantuma poi all'improvviso, per affondare in una coltre di suono, filtrata appena dal sibilo raggelante del soffio della tromba. Caine predilige il registro medio, svuota i bassi e resiste in un accompagnamento impertinente che sostiene Douglas e accompagna la chiusura. Esplode l'applauso e si chiama il bis. 

 

 

h. 20.00 - E' ora di cena, ci coccoliamo un po' all'Esperia. E se ci fosse un trio d'eccezione come quello newyorkese di Emanuele Cisi, Joseph Lepore e Luca Santaniello a farci compagnia? Non potremmo chiedere di meglio. E infatti, quando il sax di Cisi rompe il silenzio e intona l'"Aknowledgment" della suite di Coltrane abbiamo la conferma che la serata non potrebbe essere più piacevole di così. Ci abbandoniamo a quella fortissima ispirazione, mentre a poco più di un chilometro da noi una straordinaria Diane Schuur incanta Piazza Castello. 

 

 

h. 23.00 - Inizia la notte del Fringe. Piove e l'aria si fa pungente. L'attesa monta. Di qua e di là dal fiume si staglia il popolo del Music on the River, l'appuntamento del "solo" dedicato. Una zattera sull'acqua appena increspata, appesa nel buio, un occhio di bue a ferirla nel centro, una canoa a motore per raggiungerla. A bordo, all'ombra di un ombrello chiaro, c'è Javier Girotto. La voce del suo sax fende il silenzio, rimbalza da una riva all'altra del Po, e regala a tutti la più dolce e magica delle buone notti. A domani. 

 

 

[E. Augusti]

 

 

 

 

 

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Torino Jazz Festival 2014 - LIVEdiary 1

Venerdì, 25 Aprile 2014 16:01

[E. Augusti] Torino, 25 aprile, h. 15.30 – Primo pomeriggio di un giorno di festa. È il 25 aprile, ed è festa nazionale. Si celebra la liberazione, e il Torino Jazz Festival edizione 2014 non può che partire da qui, dal porticato del Museo Diffuso della Resistenza, per raccontare, a tempo di swing, la storia di una rinascita, di un riscatto, di una “rivoluzione culturale” (G. Agosti). Suona la Big Band Theory diretta da Luca Begonia, solista Claudio Capurro, per ripercorrere sulle note di Glenn Miller gli anni della “riconciliazione musicale” con l’America, anni in cui nomi come quello di Luigi Braccioforte (Louis Armstrong) e Beniamino Buonomo (Benny Goodman), testimonianza dell'obbedienza coatta alle circolari del Partito Nazionale Fascista di quasi un quindicennio prima, restituivano ora i profili e abilitavano all’ascolto di una tradizione autentica che veniva da lontano, tutta da scoprire. 

 

 

h. 18.00 – Ci spostiamo in Piazza Castello per un’altra celebrazione, quella del settantesimo compleanno di Gianluigi Trovesi. Con lui, sul main stage del TJF, ci sono la Filarmonica Mousiké diretta da Savino Acquaviva, il percussionista Stefano Bertoli e Marco Remondini al violoncello. Le quadrature dei primi tempi lasciano presagire qualcosa che con quelli swinganti che ci siamo appena lasciati alle spalle hanno poco o nulla a che fare. E invece la sorpresa arriva, nel dialogo imprevedibile tra generi, stili e colpi di scena sui finali, quasi tutti sospesi. L’estro del violoncello distorto di Remondini rompe gli schemi, anestetizza le forme regolari delle citazioni della grande tradizione operistica italiana e ricompone l’irriverenza dei giocattoli sonori di Bertoli in un gioco semiserio delle parti dove tutto torna. Divertente e travolgente, la formula restituisce alla piazza di una capitale l’orgoglio bandistico di una valle. Non poteva starci meglio.

 

 

 

h. 20.00 – ...e se andassimo a mangiare qualcosa? 

 

 

h. 21.00 - Cambio d’abito per Piazza Castello. Il viaggio ci riporta a Sud. Sul palco Daniele Sepe, con Floriana Cangiano (voce), Franco Giacoia (chitarra), Tommy De Paola (tastiere), Davide Costagliola (basso) e Paolo Fortini (batteria). Esplode l’arena. C’è spazio per tutto, dal rock al cantautorato italiano, dai canti della tradizione popolare al reggae, fino alla classica, alla fusion, al jazz. Si rinnova l’omaggio a Zappa, Mingus, Jara e s’accenna una “Freedom Jazz Dance”. Sepe raccoglie la protesta, spunta qualche striscione “no tav” e si fissa un pensiero, coerente con la giornata, attento al sociale. È tutto spinto, c’è aria di festa. Faremo tardi, stasera. 

 

...continua a leggere il LIVEdiary qui

...qui il video del LIVEdiary!

 

 

 

 

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Dall'Open Jazz Festival 2014 di Ivrea

Lunedì, 07 Aprile 2014 21:28

[E. Augusti] Se dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna (!), dietro un bel festival non possono che esserci tre grandi virtù, femminili pure loro: la determinazione, la cura, la passione. Ecco come si può arrivare a ripetere un piccolo grande successo, per la trentaquattresima volta nella sua storia. Qualche settimana fa eravamo a Ivrea, a celebrare l’Open Jazz Festival edizione 2014. Un festival dedicato ad Amiri Baraka, alla profondità del suo pensiero e all’onestà della sua esperienza di vita. Un festival che ha riconquistato il suo meritato spazio grazie allo spirito di abnegazione di Massimo Barbiero, della crew del Music Studio – Ivrea Jazz Club e all’attenzione degli sponsor ai quali più volte, e a buona ragione, è andata la gratitudine dell’organizzazione e del pubblico.

 

Ivrea è silenziosa, d’un silenzio che sa d’attesa e anticipa il rumore. E se quello della battaglia delle arance si è riassopito da poco, un altro rumore, comunque di tradizione, si è appena risvegliato. È quello del jazz, che in una quattro giorni di fine marzo e di timidissima primavera ha raccolto le voci dei protagonisti, chiamati a raccontarsi in musica tra Ivrea, Banchette e Bollengo. Enten Eller, Javier Girotto, Paolo Fresu, Daniele Di Bonaventura. Quando arriviamo finalmente anche noi de La Orilla ad aspettarci ci sono Marta Raviglia e Massimo Barbiero. Teatro Giacosa di Ivrea. A introdurre è Claudio Morandini, che ci spiega la storia e la ragione di quei testi, messi in musica e interpretati al piano e all’elettronica dalla voce plastica della Raviglia. Su un tappeto di drums, gongs, tabla e marimba, sapientemente intrecciati a misura dal gusto di Massimo Barbiero, si svolge un altro racconto, quello dei corpi delle danzatrici Francesca Cola e Giulia Ceolin. Tensioni, distensioni, e una “Filomena…da gli amorosi lacci uscita”. Si parla, si canta, si suona, si danza la “Gabbia”. Interessanti suggestioni quelle della Raviglia, magnetica la costruzione delle sue architetture vocali, verticalizzate vertiginosamente nei loop.

 

Quando salgono sul palco Hamid Drake e Antonello Salis, il tempo si contrae. Strabordante, incontenibile percussività, forse eccessiva. Non ci sono distensioni, non c'è accenno di respiro. Salis al pianoforte è esplosivo. Travolge, magmatico, i drums di Drake che determinati e lucidi si infiltrano, si insinuano, alla ricerca continua di una camera d’aria che lasci spazio al tempo. C'è scambio, e grande tensione. E' il suono a diventare materia plastica, questa volta, materia da modellare e corrodere. Salis agguanta e strozza ogni forma, per poi allungarsi in uno spasmo alla fisarmonica. Quando si smorzano le asprezze, Drake regala un quadro personalissimo, che compensa e riporta ad un intimismo pulsante. 

 

 

Lisa Gino e le sue selezioni di Amiri Baraka funzionano a interruttore. Si gioca di rimbalzo col presentatore, Daniele Lucca, ma le suggestioni blues sono forti, preludio ideale per le atmosfere anni Settanta degli Oregon. Splendide diapositive, grande rispetto ed eleganza di suono, fraseggi morbidi e un distillato di armonici. Ralph Towner riabilita la piacevolezza dell’ascolto, e tra i suoi temi più raffinati e il gusto eccentrico dei noise regala un sigillo dorato al festival.

Il nostro grazie speciale va all'ospitalità di Massimo Barbiero e alla disponibilità dei volontari, e di Michele Bena in particolare. Al prossimo anno! 

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CAMILLO PACE - Danza del mare

Venerdì, 28 Febbraio 2014 09:25

Ti dirò, anche se viaggi di paese in paese, per terre che mai prima hai veduto e grandi città piene di gente che mai prima hai conosciuto, anche se percorri tutta la terra, non imparerai mai tanto quanto dal mare...

Dal mare si può imparare moltissimo. Il mare racchiude più sapere di qualsiasi altra cosa sulla terra, se sei capace di farlo parlare. Conosce tutti i vecchi segreti, perché lui stesso è così antico, più antico di tutto. Anche i tuoi segreti conosce, non illuderti. E se tu ti abbandoni a lui completamente e lasci che si prenda cura di te, se non t’intrometti con le tue insignificanti obiezioni, se non t’intestardisci su ciò che è troppo effimero e insignificante perché il mare se ne curi o persino ascolti che cosa mai vai borbottando mentre parla, mentre sta per rovesciarsi sopra la barca, allora può dare pace alla tua anima, sempre che tu ne abbia una. E se è la pace che cerchi. Questo non lo so. E non mi riguarda. Ma sia come sia, è solo sul mare, che non ha mai pace, che potrai trovare la pace. Il mare è la sola cosa che sento sacra. E ogni giorno lo ringrazio di esistere. Per quanto infuri e faccia burrasca io lo ringrazio. Perché dà pace. Non tranquillità, ma pace. Perché è crudele e duro e spietato e tuttavia dà pace.

... non avevo mai veduto il mare. Molte altre cose avevo visto, forse troppe. Uomini avevo visto, forse troppi. Ma il mare mai. E perciò non avevo ancora compreso nulla, non avevo capito assolutamente nulla. Come si può capire qualcosa della vita, e capire a fondo se stessi, se non lo si è imparato dal mare? Come si può comprendere gli uomini e la loro vita, il loro vano sforzarsi e il loro inseguire mete bizzarre, prima di aver spaziato con lo sguardo sul mare, che è sconfinato e basta a se stesso?

 

Pär Fabian Lagerkvist, Pellegrino sul mare, 1962

 

 

[sel. M. Capozzi]

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JOHNNY CASH - Understand your man

Venerdì, 09 Gennaio 2015 21:37

La sua idea di base era che in qualunque momento della storia, quale che fosse il contesto sociale e politico, rimaneva essenziale comprendere gli uomini, e che il suo lavoro su Flaubert poteva contribuire a questo fine.

 

S. de Beauvoir, La cerimonia degli addii (Gallimard, 1981) Einaudi, 2008

 

 

[sel. E. Augusti]

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Giochi ogni giorno con la luce dell'universo.


Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell'acqua.


Sei più di questa bianca testina

che stringo
come un grapolo tra le mie mani ogni giorno.



A nessuno rassomigli da che ti amo.


Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle

Chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?


Ah lascia che ricordi come eri allora,

quando ancora non esistevi.


 

Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.


Il cielo è una rete colma di pesci cupi.

Qui vengono a finire i venti, tutti.


La pioggia si denuda.

 

Passano fuggendo gli uccelli.


Il vento. Il vento.


Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.


Il temporale solleva in turbine foglie oscure

e scioglie tutte le barche che iersera s'ancorarono al cielo.

 

Tu sei qui.

Ah tu non fuggi.

Tu mi risponderai fino all'ulitmo grido.

Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.

Tuttavia qualche volta corse un'ombra strana nei tuoi occhi.


 

Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,


ed hai persino i seni profumati.

Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo,

e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

 

Quanto ti sarà costato abituarti a me,

alla mia anima sola e selvaggia,

al mio nome che tutti allontanano.

Abbiamo visto ardere tante volte l'astro

baciandoci gli occhi

e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.


 

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.

Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.

Ti credo persino padrona dell'universo.

Ti porterò dalle montagne fiori allegri,

copihues,

nocciole oscure,

e ceste silvestri di baci.


 

Voglio fare con te 
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

 

P. Neruda, Giochi ogni giorno, in Venti poesie d'amore e una canzone disperata (1924) 

Pubblicato in Parole

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