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Nella mia stanza #10

Sabato, 04 Aprile 2020 08:15
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Io non mi sento in guerra.
Smettetla di chiamarla guerra. In guerra si odia. Posso mo' odiare una proteina? In guerra sarei un disertore. In guerra sono lecite sferzate autoritarie. Qui sarebbe inaccettabile.
Non siamo in guerra.
Non c'è un nemico da odiare. C'è gente malata che va curata. È un'emergenza sanitaria. Non è una guerra. Servono respiratori, non munizioni. Solidarietà, non odio.
Non siamo in guerra.
La guerra l'avete fatta per anni spuntando le armi che servirebbero a questa resistenza. E oggi suonate la carica perché non conoscete altro linguaggio.
Non siamo in guerra.
Noi non lo siamo. Non potrei dire lo stesso di voi.
 
Giorgio Cappozzo

 

 

Pubblicato in MEmotionalTime

Nella mia stanza #9

Giovedì, 02 Aprile 2020 13:06
Sono uscita sull'uscio di casa e ci sono rimasta un po', a guardare in strada. Nessuno passa, ma non c'è silenzio. Si sentono degli uccelli che cantano e il ronzìo di una mosca in lontananza che lentamente cresce, probabilmente mi si avvicina anche se non la vedo. Poi nuovamente il ronzìo diminuisce, diminuisce, si fa lontano. Riprende ad aumentare, ancora. Starà volando in tondo, non lontano da me. Un gatto sul muretto di fronte arriva, fa un piccolo miagolìo e poi si stende lungo. Non c'è silenzio, semmai non ci sono suoni umani.
Qui fuori non c'è nulla di desolato, c'è tanto, anche senza di noi.
Sembra quasi che la Natura stia prendendo fiato, dopo tanta nostra pressione.
La quarantena ci colloca fuori dalla scena, un'occasione inedita per poter guardare il mondo levandoci gli occhiali dell'antropocentrismo. 
Ada Manfreda
 
 
 
 
 
Pubblicato in MEmotionalTime

Nella mia stanza #7

Martedì, 31 Marzo 2020 10:09
Centosessantotto
 
La luce filtra obliqua attraverso le imposte semichiuse. C'è un cielo grigio che sa di inverno e un'aria immobile, carica di silenzio. Le volute del fumo del mio caffè tagliano quei riflessi pallidi, ricamandoli con fili eterei. Dormono tutti. Anche lo zainetto colorato di mio figlio. Resta lì, da giorni, col suo manipolo di supereroi stampati sul fianco che mi osserva con sguardo statico e fiero. Vorrei un mantello, in questo momento. E una corazza, come loro. Do un mezzo giro al caffè e ingoio un sorso. La tazza tintinna debolmente nel piattino. Dalla mia finestra si vedono gli arcobaleni degli altri. Piccole chiazze di colore dipinte con innocente speranza. Ieri sera mio figlio mi ha chiesto quante ore ci sono in una settimana. Non so a cosa gli servisse quel calcolo. Centosessantotto, ho risposto. È rimasto un po' con la testa sul cuscino e lo sguardo fisso al soffitto. Poi si è girato verso di me, accucciandosi, il musetto all'ingiù, gli occhietti lucidi. «Sembra un numero molto grande» mi ha detto, facendo diventare lucidi anche i miei di occhi. «Mi mancano i nonni, mamma. E gli amichetti». Ho annaspato nella mia stessa mente, alla ricerca delle parole che suonassero più rassicuranti. Ma lui ha fatto prima di me. «Li chiamiamo? Così ci mancano un po' meno». Li sentiamo spesso i nonni in questi giorni. Parlo ai loro settant'anni. Chiedo a quegli anni di dare ascolto ai miei, che sono la metà. Parlo a quegli anni con una voce che è poco più di un sussurro, profonda e rotta, come in preghiera. «Buonanotte, nonni. Non vi preoccupate, ci vediamo presto». Ripenso a quel centosessantotto, a quel piccolo sguardo fisso al soffitto. Il fumo del caffè si quieta nell'aria. Dall'altra parte del paese anche madre avrà la sua tazzina davanti. Un po' più nero del mio, con poco zucchero. La penso, ed è un po' come se fossi seduta accanto a lei. Passerà. Quante ore ci vorranno non lo so. Ma arriverà di nuovo quel caffè senza distanze, finiranno quelle centosessantotto ore, e anche le altre centosessantotto, e le altre centosessantotto. E la mia voce non sarà più un sussurro e una preghiera. Lo dirò forte, dentro un abbraccio, il mio vi voglio bene.
 
Ascolta Alexi Murdoch, Someday Soon qui
 
Laura Gaballo

 

Pubblicato in MEmotionalTime

Sbisà ci racconta il Jazz in Puglia

Lunedì, 29 Gennaio 2018 14:40

[E. Augusti] La mia generazione dovrebbe essere particolarmente grata a Ugo Sbisà, perché leggendo la sua Puglia, le età del jazz (ADDA, 2017) può appropriarsi di un pezzo di storia che altrimenti le resterebbe sconosciuto, della memoria privata di pochi eletti che, in un tempo neanche poi tanto lontano, sono stati baciati dalla buona stella del jazz. Una storia che è memoria e racconto, e forse, anche per questo, più preziosa. Una storia resa ancora più viva dalla scrittura, fluida, magnetica, personale e accattivante di Sbisà. 

 

Puglia, le età del jazz non è una storia del jazz; non è un elenco di nomi di musicisti, operatori musicali, discografici; non è una storia locale, dove locale è sinonimo di periferico e marginale; non è una sintesi né un bignamino per neofiti; non è una collezione di “storie minime”; non è un’appendice de L’Italia del Jazz di Mazzoletti. Questo volume, del quale (per chi non l’avesse ancora fatto) consiglio caldamente la lettura, è qualcosa di più: è il diario di un uomo che ha vissuto con intelligenza, umiltà, grande passione e, perché no, anche con un pizzico di fortuna, la musica, e il jazz in particolare; è un “affare” di famiglia che si svolge nel capoluogo barese e nelle sue mille periferie, dal secondo dopoguerra a oggi; è un viaggio in una Puglia liquida, dove una distanza Bari-Muro Leccese non è poi così azzardata da immaginare (e percorrere) più volte in una sera; è un viaggio in cui i compagni d’avventura sono quelli che la condivisione di una passione sceglie per te, in una rete di relazioni e amicizie in cui non conta nient'altro, neanche l’età conta; è un viaggio in una geografia di luoghi conosciuti e sconosciuti, visitati in un tempo imprevisto e imprevedibile dai più grandi nomi del jazz; un viaggio, d’altronde, di cui possiamo oggi ricostruire le tappe grazie all’impegno di intelligenze, sensibilità, intuizioni, sogni, capacità (e competenze) progettuali e manageriali sempre più rare; è un viaggio che rischiara l’opacità di alcune, controverse, storie locali del jazz; è un monito a chi, oggi, ha la presunzione di potersi occupare di musica, di jazz e più in generale di cultura; è, d’altro canto, uno strumento, un vademecum prezioso che Ugo Sbisà dona agli amministratori della nostra Puglia e a tutti i suoi, veri o professi, operatori culturali.

 

Se ne raccomanda fervidamente l'uso. 

 

Pubblicato in Libri

Insegnami a volare

Lunedì, 29 Maggio 2017 22:21

insegnami a volare - gli chiese - ma non come un uccello. insegnami a volare come un aquilone. che qualcuno mi si possa aggrappare con forza e convincersi di tenermi stretto a sé, e di impedirmi di andar via; che sia io in realtà a permettergli di sognare e sfidare se stesso, a trascinarlo oltre i suoi limiti, senza mai farlo andare via da lì. insegnami a volare come un aquilone.

eliana

Pubblicato in MEmotionalTime

Errando si impara

Giovedì, 25 Maggio 2017 14:10

dei miei scatti dispari di #traccedisud, quando ero un'insolit@ph., questo è quello a cui forse sono più affezionata. forse perché è il primo, ma non solo. ho sempre amato giocare con le parole. una parola che non mi è mai piaciuta, per esempio, è stata "sbaglio", "sbagliare", forse perché sbanda, sbatte, sbadiglia, ha un cattivo odore e si digerisce male. le ho sempre preferito "errore", "errare", per una ragione semplice. perché errando all'infinito (errare, appunto), si scoprono percorsi inimmaginabili, persone stra-ordinarie, vite di-verse, e in quell'incedere un po' improvvisato e un po' vago e svagato, un po' ci si perde, ma poi ci si ritrova più belli, e tutto assume un altro colore. l'errore sono io, che erro felice, in tutte le mie direzioni.

 

eliana

 

Pubblicato in MEmotionalTime

I Buh Bah a Novoli

Domenica, 26 Febbraio 2017 14:25

[Novoli] Stasera siamo stati al Teatro comunale di Novoli per ascoltare 'Buh Bah', il progetto a firma Carolina Bubbico e Marco Bardoscia. Ci è piaciuto moltissimo, e non solo per la selezione dei brani proposti e finemente riarrangiati, ma anche per la straordinaria capacità dei due di reinventare il significato di 'musica nuda'. Eleganza, stile, personalità, intesa, ma anche un tocco di ironia e voglia di stare e giocare insieme che non guasta mai. Bello vero [clicca qui per il livediary]

Pubblicato in Report

Un prezioso Astrolabio a Lecce

Giovedì, 09 Marzo 2017 14:14

[Lecce] Suggestiva serata, ieri, alla Fondazione PalmieriRoberto Ottaviano ha presentato il suo nuovo lavoro, "Astrolabio", per Dodicilune Edizioni Discografiche e Musicali. Un gruppo d’eccezione per un progetto che combina al meglio esperienza e ricerca: accanto al sax di Ottaviano, le voci straordinarie e caratterizzate del clarinetto di Gianluigi Trovesi, del trombone di Glenn Ferris e della tuba di Michel Godard. Profondità, circolarità esplorativa, reminiscenze klezmer, e tutta la bellezza dell’incontro, del dialogo estemporaneo, della visione condivisa. Un viaggio senza meta, al buio, con pochi strumenti tra le mani, preziosissimi. Una preghiera, una contemplazione da vivere ad occhi chiusi per goderne a pieno tutte le suggestioni [clicca qui per il livediary]

Pubblicato in Report

REMO VINCIGUERRA trio - Binario 21

Domenica, 22 Gennaio 2017 16:26

La grandezza dell’oceano fuori, la sua mitezza a riva, quando incontra la sabbia e ad uno ad uno ne accarezza i granelli. Limpido e dolcissimo il ricordo di un viaggio che nulla ha di drammatico e triste: “Le Favelas di Rio” apre il concept album del Remo Vinciguerra Trio (Remo Vinciguerra, Alberto Biondi, Alfredo De Innocentiis). Binario 21 (Azzurramusic, 2016) è un album dedicato al ricordo, un esorcismo del dramma, un pensiero profondo, una dedica alle persone, alle loro vite colte all’improvviso dall’angoscia, dall’ansia, dalla paura, dalla tragedia, dalla morte. Ma Binario 21 non è un album buio. Dentro ogni brano c’è una luce, una carezza, un sogno, l’avvolgente e calda melodia del conforto. Un’empatia che attraversa il tempo e lo spazio, da Rio a Milano, da Brandeburgo a Roma, ad Amsterdam, a Varsavia, a L’Aquila. Un racconto leggero e dolcissimo, di storie di uomini, di donne, di bimbi sottratti alla gioia giusta del presente e privati per sempre della speranza del futuro, chiusi in un passato che pesa sulle spalle e sulle coscienze di chi resta e spesso, troppo spesso, dimentica. Le parole di Paola Parri, così come compaiono nel booklet, non avrebbero potuto introdurlo meglio. Credo sia questo il momento migliore per riproporne l’ascolto. 

Un'anteprima di i-tunes è disponibile qui

Pubblicato in Album

Vele

Giovedì, 09 Giugno 2016 22:26

Che ad aver sempre le vele spiegate

si rischia d'assecondare i venti.

Meglio che si spieghino una volta,

col vento giusto

e per la giusta direzione.

 

 

Eliana Augusti

Pubblicato in Parole
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