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A Lanciano, "in Sintonie"

Martedì, 16 Ottobre 2012 20:38

 

[E. Augusti] 13-14 ottobre 2012. Sono trascorsi quindici anni e cinque chilometri da quando Sintonie ha lasciato Castel Frentano per stabilirsi a Lanciano. Siamo nella provincia di Chieti e la Rassegna internazionale Sintonie anche per quest’anno ha fatto una scelta di “Alta Fedeltà”. Marco Angelucci, padrone di casa, ci accoglie al Villa Medici. L’aria è effervescente, continuo il flusso di pubblico: addetti ai lavori, appassionati e neofiti arrivano a Lanciano da ogni parte d’Italia per sperimentare e confrontare in oltre 20 camere d’ascolto le marche più prestigiose della riproduzione sonora digitale, analogica e in formato liquido ad alta definizione. E sono camere in senso autentico: dietro ogni numero una porta, e dietro ogni porta un’esperienza d’ascolto diversa. Ecco come Sintonie ti prende possesso di un albergo intero.

E ancora espositori ed etichette, e tra queste la Red Records di Sergio Veschi, col quale scambiamo quattro chiacchiere e qualche indiscrezione discografica. Sono da poco passate le 19.00 e da una direzione all’altra, quella artistica di Remo Vinciguerra ci introduce al concerto di Gianmaria Testa e Gabriele Mirabassi. Sala bianca, strumenti in posa. Testa s’infila e la musica arriva così, di soppiatto, con le note di “Nuovo”. Ed è subito contatto. “3/4” e la città si allunga, persa sotto la nebbia: l’ingresso inaspettato di Mirabassi e del suo clarinetto schiarisce l’orizzonte e fa rivivere i profili delle cose. «C’è carinho» nell’aria. Mirabassi veste ogni arpeggio di Testa. Il racconto parte dal nuovo per tornare, nostalgico, agli anni Novanta e a una scrittura già densa. Sono gli anni di “Extra muros” e delle sue sonorità plastiche. Quartieri emozionali dove il clarinetto strilla mentre la voce di Testa bisbiglia, onesta. Si mette in moto “L’automobile”: swinga fino all’urto e spinge ogni stop della chitarra. Bossano i fiori d’inverno, e si fa strada “Manacore”. Il vento soffia nel clarinetto di Mirabassi che ammalia e svela trame dinamiche di una bellezza rara. «Senti che vento, tormenta le vele». E ogni eco di quel vento sa di mare e di cielo. Un delirio di colori e l’urlo di Mirabassi quasi soffoca nella dolcezza di una carezza. È polvere di gesso. La poesia si fa cronaca e denuncia nell’allegoria di “20mila Leghe (in fondo al mare)”, dove le Leghe, sottolinea Testa, non sono un’unità di misura marina, ma «un’unità di dismisura terrestre». Mirabassi suona l’acqua e quello schiocco di gocce ne anima il racconto. «Avrei voluto baciarti con la forza del vento» recita a chitarra muta Testa, e l’assolo di Mirabassi è una dichiarazione d'amore. Non si disperde quella tensione mistica. “‘Na stella” e la ninna nanna di congedo, perché «soltanto i sogni non dormono mai». È l’affetto, il «carinho», dice Mirabassi, che non manca e rende unica questa collaborazione nella suggestione di ogni suo frammento.

Un attimo ed è già domenica. Il risveglio è stato dolce. Il sole scalda limpido il cielo della Maiella. La musica di Sintonie non si arresta. Prove in trio a casa Vinciguerra, ed è un piacere per noi essere per un giorno due di famiglia. Grazie Marilù. La dimensione artigianale del laboratorio della musica non finisce di sorprendere ed emozionare. Alberto Biondi, batteria e percussioni, Alfredo de Innocentiis, basso elettrico, Remo Vinciguerra al pianoforte e Gabriele Mirabassi, special guest, al clarinetto. Si imbastisce, con la cura che è solita ai lavori di Vinciguerra, la trama di Binario 21, lavoro del trio di prossima uscita. L'attenzione alla melodia, ai fraseggi ispirati; le suggestioni intuite e rimaneggiate da un camaleontico Mirabassi e l'intesa che nasce e trova presto conferme. «Io metto in moto la macchina, e tu fammi l’America», fa Vinciguerra a Mirabassi. È così che si anima il viaggio. E noi ci lasciamo guidare. 

 

ph. F. Bortone

Pubblicato in Report

Elezioni Sonore

 

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