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ESBJÖRN SVENSSON TRIO - The Face of Love

Giovedì, 03 Gennaio 2013 09:05

 

 
Leggo solo libri usati. Li appoggio al cestino del pane, giro pagina con un dito e quella resta ferma. Così mastico e leggo. I libri nuovi sono petulanti, i fogli non stanno quieti a farsi girare, resistono e bisogna spingere per tenerli giù. I libri usati hanno le costole allentate, le pagine passano lette senza tornare a sollevarsi. Così alla trattoria di mezzogiorno mi siedo alla stessa sedia, chiedo minestra e vino e leggo. Sono romanzi di mare, avventure di montagna, niente storie di città, che già le ho intorno. Alzo gli occhi per un po’ di sole riflesso nel vetro della porta d’ingresso da dove entrano in due, lei con aria di vento addosso, lui con aria di cenere. Torno al libro di mare: c’è un po’ di burrasca, forza otto, il giovane sta mangiando di gusto mentre gli altri vomitano. Poi esce sul ponte a reggersi forte perché è giovane, solo e allegro di burrasca. Stacco gli occhi per spezzare aglio crudo sulla minestra. Assorbo un piccolo sorso di rosso aspro, legnoso. Giro pagine docili, bocconi lenti, poi stacco la testa dal bianco di carta e di tovaglia e seguo la linea delle mattonelle di rivestimento che gira per la stanza e passa dietro due pupille nere di donna, messe su quella linea come due “mi” spaccati dal rigo basso del pentagramma. Stanno dritti su di me. Alzo allo stesso punto il bicchiere e lo lascio sospeso prima di berlo. L’allineamento mi spinge a un principio di sorriso agli zigomi. La geometria delle cose intorno fa succedere coincidenze, incontri. La donna sorride frontale.
 
Erri De Luca, Tre cavalli, 2000
 
 
[sel. M. Capozzi]
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MASSIVE ATTACK - Angel

Martedì, 19 Febbraio 2013 10:08

 

".. E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia... e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l’occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuo collo i tuoi seni il tuo culo il tuo...
...e sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e l'altro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te".
 
Sarah Kane, Febbre, 1998 
 
sel. M. Capozzi
 
 
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NICOLA PIOVANI - La voce della luna

Martedì, 02 Aprile 2013 20:35

C'era la luna piena, di quelle che trasformano il mondo in fantasma, quando tutte le cose, le animate e le inanimate, stanno sussurrando misteriose rivelazioni, ma ciascuna dicendo la sua, e tutte discordanti, perciò non riusciamo a capire e patiamo quest'angoscia di essere sul punto di conoscerle e di non conoscerle.

 

Josè Saramago, Storia dell'assedio di Lisbona

 

 

sel. M. Capozzi

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SAMUELE BERSANI - Se ti convincerai

Domenica, 23 Dicembre 2012 19:02

 

Ai vecchi giorni
il vento
riporti
solo
un garbuglio di capelli.
Per l’allegria
il pianeta nostro
è poco attrezzato.
Bisogna
strappare
la gioia
ai giorni futuri.
In questa vita
non è difficile
morire.
Vivere
è di gran lunga più difficile
 
Vladimir Vladimirovič Majakovskij
 
[sel. M. Capozzi]
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[M. Capozzi] Rigoroso silenzio. Il palco è vuoto, ancora per poco. Le luci calde (a contrasto con il bluette di velluto del locale) si abbassano e lui, concentratissimo, avanza in un inchino prima di sedersi al pianoforte e spiccare il volo. Accordo in fa maggiore e l’Altrove si dischiude.
 
 “La poesia non è di chi la scrive. E’ di chi gli serve” – M. Troisi (dal film “Il Postino”)
 
1 Novembre 2012 – Remo Anzovino al Blue Note di Milano presenta Viaggiatore Immobile, il suo quarto lavoro discografico, pubblicato a Ottobre 2012 da EGEA Music. L’artista di Pordenone (prestato alla giurisprudenza … e ad Alitalia - si legge nelle sue biografie) racconta di aver composto le sue musiche in meno di un mese, in modo convulso, partendo dall’idea di far andare il pianoforte – strumento nella realtà ingombrante e difficile da trasportare - in giro per il mondo, quasi fosse un panciuto signore aristocratico in frak che s’allontana d’improvviso, con bastone e valigia, dalla sua esistenza quotidiana per incontrare altri volti, altri occhi, altre emozioni di viaggiatori immobili, tanto quanto lui. La musica di Anzovino cattura dalla vita di tutti i giorni scorci di esistenza, che si nutre di desiderio, e li trasforma in polifonie visive. 
 
I colori del fraseggio, intensi, vigorosi, attivano il cinema dell’immaginazione e QUATTRO CANTI procede dal palco del Blue Note dondolando per le vie di Palermo. 
NATURAL MIND conduce in altri luoghi. Le dita al pianoforte si fanno radici, solide, e crescono in fusto e rami che allungano, al vento, germogliando a  bussare in cielo, goccia di sole, si lascia cadere in freschi ruscelli. Le increspature. Brividi. SPASIMO. Il coraggio della fantasia cammina oltre i più intimi desideri, ed ogni nota si fa musica. Quella musica che fa desiderare talmente tanto forte, da farti male. 
Con TRANSOCEANO, Anzovino conduce il pubblico in America e regala eco ed incanto del mare. Il cammino diventa un trasporto a occhi chiusi, attraverso atmosfere oniriche e suggestioni ancestrali, sapientemente disegnate da Vincenzo Vasi (theremin, glockenspiel, electronics) in contrapposizione al pianoforte. 
La tessitura musicale, fitta ed evocativa, si fa danza e racconto.
Storie di coppie che piangono e ridono; si abbracciano e si urlano contro. Amori, vissuti di luce e di ombra, quotidiani. Amori che ci fanno stare bene oppure ci deludono, ma dei quali non possiamo fare a meno. Amori popolari. AMORI POP: le mani tese. Arrivi in rincorsa di attese. Un bacio rubato, di fretta, al parcheggio del supermercato. Una carezza mentre guardi la tv. Amori, che non te ne accorgi. Amori che… non respiri se non c’è. 
Bianco di schermo in dissolvenza. E l’immaginario proietta un ritmo dolce di note gaie e semplici: una bimba di due anni gioca sotto al pianoforte a coda del papà, che scrive in musica IRENELLE. 
La giostra lascia spazio a un leggero movimento di fado. L’Atlantico riflette le luci di Lisbona, in una notte colma di musica e malinconia. ORCHIDEA, in stereofonia di emozioni.
Come in un cerchio, il cammino dei viaggiatori immobili torna al punto di partenza: ritrova i volti, che il “Signorotto Pianoforte”, in frak, bastone e valigia, ha incrociato lungo la via. Torna nello SPECCHIO, «che non dovrebbe mai mancare in nessuna camera da letto». 
 
La chitarra elettrica di Alberto Milani, la voce blues di Vasi e la fraterna presenza di Marco Anzovino (chitarra acustica e batteria) contribuiscono a creare il file rouge del viaggio di Remo Anzovino, in un crescendo di energia e intensità che culmina nella meraviglia di CAMMINO NELLA NOTTE e nel ritmo trascinante di TABU’.
 
Le luci del palco si fanno più calde e soffuse. Ed è L’AMANTE , suadente e malinconica, in piano solo, a congedare il pubblico. Gli immaginari titoli di coda non mettono fine al viaggio. Perché il desiderio non si evoca. Il desiderio si canta. In musica, come una necessità primaria. Continuamente.
 
 
 
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[M. Capozzi] «Aderisco. Arrangiamenti coraggiosi».  Con queste tre parole una mail del Luglio 2012 sembrava quasi rispondere a una sfida e dava il la alla collaborazione di Eugenio Finardi con il quintetto jazz, tutto pugliese, del sassofonista Raffaele Casarano. Pochi mesi, e si è arrivati alla due giorni di sold out al Blue Note di Milano (12 e 13 ottobre 2012)
 
Blue Note, Milano, 13 Ottobre 2012, h. 21.30 inoltrate. Locale gremito, lume di candela in sala e luci soffuse sul palco, pubblico attento e disponibile a lasciarsi condurre dalla “Locomotive” della formazione di Finardi. 
«Non suonare il sax. Lascia che lui suoni te» (Charlie Parker). Fraseggi di sax e il cammino comincia. Questo il filo rosso, e il viaggio altrove dell’intero concerto: non solo “suonare”, ma “lasciarsi suonare”; non “trascinare”, ma “lasciarsi trascinare”; non, banalmente, “emozionare” ma “lasciarsi emozionare”.
In un crescendo di raffinate tessiture armoniche, si sciolgono lo swing deciso e di classe del pianoforte di Mirko Signorile, la sensibilità dirompente del contrabbasso di Marco Bardoscia, la precisione grintosa del drumming di Marcello Nisi, la possente eleganza delle percussioni di Alessandro Monteduro e l’indubbio talento musicale di Raffaele Casarano che si intrecciano perfettamente con la maturità artistica della ricerca cantautorale di Eugenio Finardi.
In scaletta, rilette in chiave jazz, alcune tra le più famose canzoni di Finardi che quest’anno compie i suoi primi 40 anni di carriera: tra tutte, l’intensa versione di “Le ragazze di Osaka”; il ritmo cubano di “Diesel”, che stravolge il brano inciso alle origini in versione “jazzata”; le sonorità in soffio e in loop - “canto delle sirene”- dell’intro di “Extraterrestre” che si dipanano, nel corso del brano, in tessiture classical jazz; ed ancora, la famosissima “Katia” e il «vestito intrigante» che i Locomotive sono riusciti a cucire addosso a “Laura degli specchi”. E, più di tutte le altre, forse per mio personale affetto nei confronti della Puglia, “Dolce Italia”, che Finardi ha voluto dedicare al Salento e a Sogliano Cavour, «riverbero di musica, tra gli olivi e la pietra antica». 
Accanto al repertorio più squisitamente “finardiano”, i Locomotive hanno accompagnato il cantautore in un percorso interessante tra gli standard jazz “Fever”, “Summertime”,”Speak Low” - omaggio alle più grandi voci del jazz femminile internazionale (tra tutte, Billie Holiday, Lena Horne e Peggy Lee) - che Finardi trasforma e riscalda di sfumature suadenti, come caldo e suadente è il colore profondo e scuro della sua voce blues.
 
Il connubio sul palco sembra dettato da sensazioni che rinascono in sospiri a ogni nota: chiudere gli occhi e lasciarsi “man-tenere”, scriverebbe Erri De Luca. Perché il Blue Note, con Finardi e il Locomotive Jazz Quintet, rinnova la magia: tiene per mano tutti i presenti, e li porta in giro per luoghi altri, a scoprire sonorità intime e personalissime, raccontate dai lunghissimi e interessanti assoli attraverso i quali il cantautore in primis sembra rigenerarsi. Così lo stesso Eugenio Finardi, che per ruolo artistico dovrebbe stare al di là della linea, si rende contemporaneamente protagonista e spettatore del suo concerto, scegliendo di restare indietro, e al centro del gruppo, spesso seduto “quasi ai piedi” del pianoforte «per godere di un’acustica splendida ed assaporare soluzioni musicali sempre diverse»: è significativo vederlo fisicamente ripiegarsi leggermente a sinistra, preso dall’energia della sezione ritmica, e poi d’un tratto abbandonarsi ad occhi chiusi e braccia aperte a destra, quasi in un abbraccio simbolico al pianoforte…E chissà dove sta viaggiando…
 
«Quello che fa il pianoforte nel mio orecchio destro e il contrabbasso nel mio orecchio sinistro, io lo sento proprio qui [e fa segno di prendersi con forza la pancia], nelle viscere e si propaga in tutto il corpo».
 
Sì, perché gli artisti del Blue Note sono splendidamente malati di musica. Hanno voglia di divertirsi, di condividere intimamente e, soprattutto, hanno voglia di contagiare gli spettatori in estasi, affinché il pubblico stesso ami la musica del loro stesso amore.
 
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M. DAVIS - Ascensore per il patibolo

Venerdì, 25 Gennaio 2013 19:44

 

Gli amanti sono sempre vili
 
Ascensore per il Patibolo, 1957 (colonna sonora di Miles Davis)
 
 
sel.: M. Capozzi
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M. POLLINI - L. Beethoven, Sonata N. 23 Op. 57

Mercoledì, 19 Settembre 2012 07:45

 

Buon giorno 7 Luglio 
 
a letto i miei pensieri sono già rivolti a te, mia amata immortale, ora lieti, ora di nuovo tristi, nell'attesa che il destino esaudisca i nostri desideri. Posso vivere soltanto unito strettamente a te, non altrimenti, sì, ho deciso di errare lontano finché non potrò volare nelle tue braccia e sentirmi perfettamente a casa accanto a te e lasciando che la mia anima, circondata dal tuo essere, entri nel regno degli spiriti, purtroppo così deve essere. Ti rassegnerai, tanto più conoscendo la mia fedeltà verso di te, nessuna altra donna potrà mai possedere il mio cuore, mai, mai. O Dio perché doversi allontanare dall'oggetto di tanto amore, la mia vita a V. è ora miserevole - il tuo amore ha fatto di me il più felice e nello stesso tempo il più infelice degli uomini. Alla mia età avrei bisogno di vivere in modo uniforme senza scosse, ma è ciò possibile nella nostra situazione? Angelo mio, mi dicono ora che la posta funziona tutti i giorni, quindi chiudo affinché tu possa ricevere la lettera al più presto. Sii calma, solo contemplando con serenità la nostra esistenza potremo raggiungere il nostro scopo di vivere insieme. Sii calma. Amami, oggi, ieri. Quanta nostalgia, quanto rimpianto di te, di te, mia vita, mio tutto. Addio. Ti prego, continua ad amarmi, non smentire mai il cuore fedelissimo del tuo amato, 
 
L.
 
Eternamente tuo
Eternamente mia
Eternamente nostri
 
[sel. M. Capozzi]
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MAURICE BÉJART - Boléro

Domenica, 14 Ottobre 2012 17:42

 

La musica non esprime nessuna idea,

e ne fa nascere a migliaia.

 

Alessandro Manzoni


 

[sel. M. Capozzi]

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L. AQUINO, L. DALLA - La Mèr

Sabato, 29 Settembre 2012 11:25

 

[M. Capozzi] Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle –Ti aspettavo. Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni – i giorni, gli istanti – che quell'uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell'uomo – Tu sei matto. E per sempre lo amerà.
 
Alessandro Baricco, Oceano Mare (1993)
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