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Free Ambient Trio al Manhattan di Roma

Domenica, 10 Aprile 2011 08:53

[E. Augusti] Domenica, 3 aprile 2011. Roma. Si apre il sipario del Teatro Manhattan. Sul palco, ancora una volta protagonista è il Free Ambient Trio. Leonardo De Rose al contrabbasso, Piertomas Dell’Erba al sassofono tenore e Simone Porcelli ai sintetizzatori presentano Live in Manhattan, Live in Rome, l’ambizioso progetto di concezione ambient jazz registrato lo scorso 12 dicembre, sempre al Manhattan di Roma. La difficoltà di riconoscere i singoli brani di un album nato dall’eclettismo e dalla sinergia improvvisatrice di tre musicisti profondamente diversi per temperamento e percorso artistico esiste, e non è il caso di farne mistero. Tutto è dichiarato, quasi confessato, nella scelta indovinatissima di partecipare l’ascolto col pubblico. Ed è Dell’Erba a rompere il ghiaccio, a interrompere la recita e a guidare, con tono disinvolto, arguto e ironico, quell’ascolto che si riscopre, appena un attimo dopo, consapevole e piacevolmente nuovo.

Tre personalità, tre universi molto diversi: ordinato e misuratamente eccentrico quello di De Rose, magnetico e vulcanicamente geniale quello di Dell’Erba, pacificante e parsimonioso quando sorprendentemente spinto quello di Porcelli. Tre anime differenti che si incontrano nel Free Ambient Trio, si inseguono, si sovrappongono, si contrastano, per raccontare, ogni volta e in maniera diversa, quel: «Cosmo fatto di interazioni», percezioni e descrizioni, confida Dell’Erba, «quella strada senza rete dove non c’è altra salvezza di arrivare a meta che nell’ascolto reciproco». Una narrazione di immagini sonore: «dove non si sa dove si va, ma dove si sa che si può andare dove si vuole, con l’obiettivo di non ripetersi, e lasciare tutto all’interazione del momento», svela De Rose. “Intentional-improvisation”, definirei la deliziosa aporia suggerita dal Trio: un’improvvisazione che colma e farcisce di dettagli esclusivi e cangianti i suggestivi titoli proposti da Dell’Erba, stimolanti e puntuali note a margine di un ascolto che funziona come un’istantanea.

Si parte con Psicodramma: suoni che portano lontano, contrastandosi in un continuo gioco di luci e specchi. Molto ricercati gli effetti. Quindi, è la volta di Le tragicomiche vicende dell’orgoglio, un racconto irriverente che emerge subito per il suo carattere dinamico, imposto dal contrabbasso ritmico di De Rose e dai ricchi synth di Porcelli, acquosi. L’elettronica la fa da padrona, mentre i suoni acustici del sax e del contrabbasso trasmutano, dalle vesti intonate a quelle ritmiche e onomatopeiche, creando situazioni percettive complesse e ipnotiche. Isterico e dolce il pensiero di Dell’Erba, per nulla imbarazzato nelle sue divagazioni free dal contrabbasso riflessivo di De Rose. Tutto è, in due parole, straordinariamente coerente. Cambia il passo. World in Manhattan, World in Rome scimmiotta il titolo dell’album. Bello il swing, gustoso e ricercato. Un pezzo corale che conquista. Lo spazio tra acustica ed elettronica quasi scompare. Sublime irrompe d’improvviso, tagliando il silenzio. Mistici i synth di Porcelli. Quasi commovente il contrabbasso di De Rose che riesce a sorprenderti quando, a un certo punto, rivolta lo strumento per regalare al brano, in un momento percussivamente intenso, pulsante, tutto il protagonismo del tempo. Piacevoli le suggestioni world music. With all my soul, già traccia dell’album MacroMicrocosmi (2010) a firma Dell’Erba-Porcelli, è riproposta in una nuova forma. Il tema è lo stesso, ma si coglie appena, tanta è la ricchezza creativa dei synth. Nuove e accattivanti le proposte di dialogo: da una parte le sapienti imbastiture del contrabbasso, dall’altra i fili luminosi, ora distesi ora arruffati di un sax mai così lirico.

A impreziosire la performance, la presenza eccezionale dell’artista visivo Andrea Costingo e dei suoi Puppets che compaiono nel videoclip ufficiale di presentazione dell’album. Geniale.

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[E. Augusti] MACROmicroCosmi è il disco d'esordio di Piertomas Dell'Erba (sax) eSimone Porcelli (piano). Pensato e registrato a Roma, il lavoro si lascia ascoltare tutto d'un fiato. Sax e piano si sposano perfettamente con le contaminazioni elettroniche in unjazz versatile che prende e visita intimamente. Si trovano esplorazioni armoniche mai scontate ed effetti in prospettiva che lasciano assaporare il solismo dei due artisti ed emergerne, allo stesso tempo, le diverse, eppure ben amalgamate, personalità.

MACROmicroCosmi è un racconto che ha inizio con "L'ultimo principio", il brano d'apertura in solo piano, intensissimo, che incuriosisce subito e avvia morbidamente all'ascolto, rivelando subito l'anima dialettica dell'intero lavoro: contrazioni e distensioni in un sound nuovo e sperimentale che non stanca mai perché imprevedibile e raffinato. Il sax di Dell'Erba, sempre estremamente narrativo, rende al meglio la personalità poliedrica dell'artista romano, anche quando racconta in retropalco "L'origine dell'idea"di MACROmicroCosmi: grande spazio all'elettronica che crea il miglior background, senza però mai finire sullo sfondo. Il piano di Porcelli è lì, ordinante e piacevolmente melodico.

 

In "Doppia vista" le campionature ironizzano la dialettica piano-sax, con un effetto gradevolissimo. Con "Antitetiche percezioni" quella dialettica diventa contrasto: il pianismo intenso di Porcelli anticipa un po' l'intimismo di "With all my soul" in uno space jazz che non riempie spazi, ma li crea. Il sax di Dell'Erba si fa più rauco e vivo, quasi una dichiarazione d'identità. Intanto lo spettro dell'elettronica ne sfuma i contorni, in un piacevole mix che, esasperato, porta al grido di "Psicodramma": qui, velato dal protagonismo degli effetti, si fa strada un tormentato lirismo che si riscoprirà nella melanconica sensualità di "With all my soul". Speciale ed evocativo, il sax di Dell'Erba ritrova nella traccia più slow della raccolta, sonorità più calde, morbidamente distese sulle armonie di un piano mai banale, in un remembering prezioso e mai abusato che sfuma inaspettatamente in quello stesso spazio segreto dal quale proviene lasciando, nella sospensione dell'apparente incompiuto, la possibilità a chi ascolta di "finire" la narrazione partecipandola del proprio pensiero emotivo.



E dalle tensioni intimistiche di "With all my soul" che chiudono idealmente il Microcosmo di Dell'Erba, si muove verso il Macro con "Dissertazioni di un Cosmopolita", animato da geniali sperimentazioni tribal jazz. Centrali, ancora una volta, le percussioni che scandiscono il tempo narrativo, dettandone il ritmo emozionale. Alle contaminazioni afro si interfaccia un piano estremamente elegante: bellissimi i campionamenti che saporiscono di world music il sax del cosmopolita. Affascinanti le divagazioni animate in china e acquerello dell'artista visivo Andrea Costingo che accompagnano il video di presentazione, "Alimenta l'Arte". 

Tornando all'album, armonico è "Il futuro contemporaneo" dell'esperimento romano: la dialettica qui si fa costruttiva almeno quanto può esserlo tra personalità diverse che sanno ascoltarsi. Dell'Erba e Porcelli si raccontano, si confrontano, si incontrano in una terza dimensione meditativa che raccoglie le idee prima della chiusa di "Gratuite emozioni". Un ritorno al sound dell'origine dell'idea che sfuma preparando un nuovo, e mai ultimo, principio.

 

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