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[E. Greco] Nat King Cole canta A sud del confine. Ma cosa c'è a sud del confine? Cosa vuole dire con quelle parole? C'è da rimanere delusi quando, leggendo il testo in inglese, ti accorgi che è solo una canzone sul Messico. In realtà per tutto quel tempo in cui non lo sapevi hai pensato e ti sei chiesto mille volte cosa ci fosse a sud del confine. Hai creduto ci fosse qualcosa di molto bello, grande e morbido, qualcosa che si può mangiare o toccare. Ti sei figurato nella testa tanti forse, e si sa i forse sono padroni di un fascino indiscusso, perché forse è una parola magica di cui non puoi prevedere il valore, forse sortisce un fortissimo effetto calamita, e tu ne sei inevitabilmente soggiogato. A sud del confine continua con a ovest del sole. Cosa vuol dire a ovest del sole? Sono due concetti inscindibili, l'uno abbraccia e presuppone l'altro, sono la metafora dell'esistenza umana, quella di un contadino della landa siberiana, che lavora ogni giorno nei campi e non vede nulla attorno a sé. Ogni giorno quando a est sorge il sole, esce per lavorare, quando è alto nel cielo si ferma a riposare e pranzare, quando tramonta, a ovest, torna a casa e si addormenta. Una vita uguale che si ripete allo stesso modo per anni. Poi un giorno qualcosa dentro di lui muore, muore qualcosa, si spezza perché è inevitabile, qualsiasi cosa che rimanga a lungo uguale a se stessa finisce con l'esaurire a poco a poco la sue energia. Un po' come la vita di ognuno di noi, gli stessi percorsi battuti da anni, ciò che si ripete allo stesso modo, questo sentirsi di essere sempre a ovest del sole, ti fa desiderare quasi dannatamente di scoprire cosa c'è a sud del confine e sei come risucchiato da un vortice che si chiama forse. Questa è una delle stanze che ho abitato leggendo questo straordinario libro di Murakami Haruki, intenso, crudo e profondo come le emozioni che suscita, in grado di avvilupparti in una lettura avida di sensazioni fino all'ultima pagina. Parlo di stanza, perché quando leggi questo libro, senti quasi di abitarne le pagine, ti da la sensazione di vivere sulla tua pelle ogni scelta dei protagonisti, senti di abitare una stanza. Il protagonista maschile Hajime, quando parla di A ovest del sole parla di se stesso, di un uomo sposato con una donna che ama, e con due bambine e due locali avviati e noti nel cuore di Tokio, di un uomo che è felice di fare gli stessi percorsi ogni giorno, che crede di essere appagato, finchè quelle che lui chiama " possibilità o idee", quelle cose che non si possono vedere né sentire, vengono fuori da qualche parte e si mescolano dentro di lui, facendolo ritrovare, a un tratto, come quel contadino siberiano a ovest del sole, mentre vorrebbe essere a sud del confine. E a sud del confine lui, Hajime, si vede accanto a Shimamoto.
Shimamoto era una bambina che Hajime aveva conosciuto a soli 12 anni e aveva inconsapevolmente amato come solo gli uomini bambini sanno fare, senza erezioni fisiche che suggeriscano quell'amore. Perché si sa, con gli anni, (e questa è una mia voluta digressione) quegli stessi bambini che diventano adulti perdono la capacità di relazionarsi con l'altro, perdono con l'altro quell'autenticità nei dialoghi, nei bisogni e nei desideri, smettono di dire all'altro che hanno paura di amare, di esserci, di sbagliare, smettono di manifestare naturalmente le proprie debolezze, smettono di comunicare, si chiudono in se stessi a chiave e a doppia mandata fino a diventare impenetrabili, inarrivabili. In questo modo le persone si restano vicine ma sono lontane migliaia di km. Sarebbe meraviglioso se tu riuscissi a dire "ho paura perché da qualche tempo mi sento come una lumaca senza guscio", e che quel lui cui lo dici, senza quei filtri e quelle difese che solo gli adulti sanno innescare, ti risponda "se è per questo anche io ho paura, mi sembra di essere una rana senza membrane connettive nelle zampe". E restare così per un po', a guardarsi negli occhi con le proprie fragilità, nudi, non solo senza vestiti addosso, ma nudi nel senso più vero. Si resta così una lumaca senza guscio e un ranocchio privo di membrana connettiva. E qui la mia digressione finisce.
Ora a distanza di anni, quella bambina che non aveva più visto, ora donna, si era materializzata nella vita di Hajime come una nuova possibilità, come una tentazione cui era difficile sfuggire, solo che ora le cose erano diverse, lui era sposato e non poteva. E non poteva amarla come avrebbe voluto e desiderato, e qui quasi da colonna sonora due bellissimi brani, l'ellingtonianoThe star-crossed lovers e ancora Pretend, di Nat King Cole fanno da cornice a questa storia di impossibilità. "Pretend you're happy when you are blue it isn't very hard to do" . Forse! o forse no, perché quando si perde, cuò che resta addosso è la fame, e la sete. Ma dipende, dipende da quanto diventa importante scoprire cosa c'è a sud del confine. Ci sono tante altre stanze in questo romanzo che vien voglia di abitare, e forse, anzi senza forse, ve ne parlerò.
 
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