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STEFANO CLEMENTE - Desiderata

Mercoledì, 08 Febbraio 2012 15:11

[E. Augusti] Desiderata, quando «sorge la pulsione dell’animo che porta al desiderio. Desiderio di voler mettere un punto fermo che non è un punto di arrivo bensì punto di partenza […] Desiderio profondo di un’Anima di voler comunicare con le altre Anime». È così che Stefano Clemente presenta il suo nuovo lavoro per la Dodicilune (2011). Desiderata nasce da un’esigenza d’amore. Un messaggio «puro e positivo» che vuole arrivare dritto al cuore di chi ascolta. E direi che Clemente c’è riuscito, e il messaggio è arrivato, forte e chiaro. La sua chitarra ha un timbro asciutto e pulito, come lo stile che descrive. Legati avvolgenti e un fraseggio a lenzuolo che copre leggero le spigolosità del contrabbasso di Dario Di Lecce. E il contrasto è lì, nella dialettica di impasti timbrici lontani per carattere e colore. Il missaggio privilegia le morbide sinuosità della chitarra, lasciando nell’ombra delle retrovie la sezione ritmica, che soffre non poco la distanza. La batteria di Fabio Delle Foglie carica vaporosa nei tempi medi senza mai tradire lo spirito dell’album. Tutto è pacato, ovattato, denso. Il protagonismo di Clemente tiene alta l’attenzione sulla narrazione: a volte imposta dai volumi, si interrompe solo nei giochi felici di call-and-response col sax di Renato D’Aiello. Tre i brani a firma Clemente. “Desiderata”, in particolare, è di una bellezza pervasiva (non a caso la title track dell’album - in ascolto). Un'intro tenerissima e un 4/4 che raccoglie, liscio, tutta la sensualità avvolgente del sax di D'Aiello. Un po’ meccanici i trade con Delle Foglie in “BBBlues”, quasi un esercizio compositivo. Elegante l’intensità di “Soul Eyes” (Mal Waldron). “Speak No Evil” (Wayne Shorter) è la rivincita di Di Lecce, timidamente progressive. Culla senza sorprese “My Romance” (Richard Rodgers), discorsivo, e si lascia cantare fino all’ultimo battito. Liquido.

 

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